“Bambole non c’è una lira” si diceva in un noto film del passato e neppure il tempo ormai per evitare che la vecchia struttura dell’ospedale di Todi, tra un paio di mesi dismessa, rimanga abbandonata o, se si concreterà l’invasione nord africana paventata, luogo in cui ospitare i profughi che arriveranno in Umbria.
Nonostante che l’Usl2 di Perugia abbia più volte garantito di essere interessata a prendere in affitto circa il 40% della struttura per allocarvi i suoi servizi sul territorio e quindi garantire una rendita mensile significativa, il Comune di Todi, che avrebbe diritto ad acquistare l’immobile in via privilegiata, sembrerebbe che non abbia i soldi per farlo ed ormai, anche se volesse farlo stipulando un mutuo, il cui ammortamento sarebbe coperto parzialmente dall’importo degli affitti pagati dalla Usl, non pare ci siano più i tempi bancari sufficienti.
L’assessore al Bilancio tuderte, Mario Ciani, ha infatti dichiarato che “Nel nostro caso si affacciano problemi di disponibilità economiche: conosciamo la valutazione dell’immobile messo a finanziamento della costruzione del nuovo ospedale di Pantalla, di organizzazione dei servizi, di individuazione di quelli significativi per la città e per la zona di Porta Romana.
Ma c’è di mezzo anche una questione temporale, per azzerare l’attesa tra la chiusura ed il successivo riutilizzo”.
Eppure di tempo dall’inizio dei lavori per il nosocomio di Pantalla ne è passato, ma è stato speso nello scetticismo e nelle polemiche, anche se adesso l’assessore dichiara la “Massima disponibilità per il tavolo di confronto sul riutilizzo dell’ex ospedale, un’iniziativa che consentirà un’ampia partecipazione su una questione che interessa tutta la città di Todi".
"Avendo ricevuto l’invito dal Presidente del Consiglio Comunale di Todi, Floriano Pizzichini – sottolinea Ciani – di partecipare ad un tavolo permanente di confronto e proposta sui possibili riutilizzi dell’immobile di Porta Romana al momento della sua dismissione dal servizio ospedaliero, offro da subito la massima disponibilità.
Allo stesso tempo, inoltre, voglio esprimere apprezzamento per la proposta, di estremo interesse per la città, che va ad aggiungersi alle numerose iniziative di confronto e studio promosse dall’amministrazione comunale, riguardanti tutte le tematiche più sentite da ogni categoria di cittadini”.
“La questione dell’ex ospedale – aggiunge Ciani – tocca a 360 gradi la vita della città, sia in termini di qualità dei servizi che di ricaduta economica; il problema, ovviamente, è complesso, come dimostra il fatto che in Umbria nessun Comune ha ancora risolto il problema degli ospedali dismessi, parte dei quali vuota anche da lungo tempo.”
“Soltanto un confronto con qualificati ed autorevoli esponenti – conclude Ciani – potrà portare qualcosa di buono e, soprattutto, chiarire la confusione e la preoccupazione dei cittadini da troppo tempo bersagliati da fuorvianti messaggi propagandistici”.
Sembra di capire che il Comune di Todi speri che sia la Regione a cavare le castagne dal fuoco, magari by-passando le norme che le impongono di vendere l’immobile ed affidandolo, per cercare di salvare il salvabile, in temporanea gestione al Comune o alla stessa Usl, nella speranza che le menti tuderti sappiano trovare una soluzione che non siano solo chiacchiere.
Ma forse è a Santa Caterina della Scala, la senese a cui era intestato l’antico nome del noscomio tuderte ed il cui simbolo ancora, ma per poco visto che nessuno si preoccupa neppure di conservarne la memoria, campeggia sulla porta dell’ospedale che si rivolge l’appello in un tempo, che va di moda, in cui si preferisce giocar coi santi.
Oppure è in un’altra "santa in paradiso", il cui nome egualmente inizia per C. che si confida?













