In Umbria il saldo tra dare ed avere per i ricoveri con le altre regioni è positivo per 10 milioni

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Il 75% delle Asl dell’Umbria e il 46 % di quelle delle Marche rendevano già disponibili in rete i tempi di attesa” per le prestazioni sanitarie. Nelle altre regioni del centro quasi non se ne trova traccia
Questo scrive il Corriere della Sera che sottolinea come: “Quanto la trasparenza delle informazioni possa essere una nota dolente lo ha messo in evidenza l’ultima indagine nazionale (realizzata dal Ministero della salute a fine 2009) sull’utilizzo di internet quale strumento di comunicazione di tempi e liste di attesa da parte di Regioni, Asl, Aziende ospedaliere, Istituti di ricerca e Policlinici.

Niente tempi d’attesa on line nei due terzi delle Regioni. Virtuose solo Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, province autonome di Trento e Bolzano. E solo 70 dei 172 siti di Asl complessivamente esplorati offrivano informazioni sulle attese per visite ed esami.
Negli ultimi mesi, però, si è registrato un leggero miglioramento, secondo i dati preliminari del quarto monitoraggio, in via di conclusione. “Siamo vicini al 50% delle Asl — anticipa Alessandro Ghirardini della Direzione generale programmazione sanitaria del Ministero della Salute — .
Rispetto alle precedenti indagini abbiamo fatto dei passi in avanti. Certo, è ancora insufficiente, soprattutto al Sud, l’utilizzo dei siti come strumento d’informazione su tempi e liste d’attesa. Ma ci attendiamo per fine anno un ulteriore incremento, grazie anche al prossimo monitoraggio, che non sarà più solo sperimentale, in quanto previsto dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa”


Mentre la trattativa tra Roma e governatori regionali su federalismo e costi standard nella sanità ha subìto qualche giorno fa un nuovo stop (si attende ora il 23 marzo per propiziare in Parlamento un ulteriore parere bipartisan), le stesse parti hanno firmato l’accordo per il riparto delle risorse destinate alla «mobilità sanitaria regionale».
Primato di regioni come Lombardia, Emilia Romagna e Toscana
– sedi di poli sanitari di eccellenza – sia la consistente "fuga" dal sud dei pazienti. Nella ripartizione delle risorse però non mancano le sorprese, a partire dal Molise che è l’unica regione del centro-sud a non essere "in rosso".
Alla Lombardia, infatti, saranno rimborsati 444 milioni di euro, un terzo del totale, all’Emilia Romagna 358 e alla Toscana 113.  In attivo anche le strutture del Veneto (regione destinaria di rimborsi per circa 98 milioni), del Friuli Venezia Giulia (alla quale andranno 24 milioni), del Piemonte (che potrà contare su rimborsi per 1,5 milioni) e della provincia di Bolzano (4milioni).

Un saldo attivo anche due regioni dell’Italia centrale come Molise (il cui margine positivo è di oltre 26 milioni) e l’Umbria (+10 milioni).
Un discorso a parte va fatto per la regione Lazio
che ha un "rosso" di -75 milioni. Il polo pediatrico Ospedale Bambino Gesù, che ha sedi prevalentemente dislocate nella Capitale, vanta però un credito rispetto al fondo della mobilità sanitaria di 161 milioni. Un credito, pari a 34 milioni, è stato infine riconosciuto all’Ordine di Malta.

 

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