Non avere una lingua comune con cui comunicare o colloquiare con connazionali in una lingua che non è quella del posto in presenza di persone autoctone o di altre nazionalità può generare facilmente situazioni spiacevoli.
Non solo, specie per gli umbri, sentir parlare in una lingua che non conoscono crea disagio e sospetto ma si può giungere anche a verie e proprie risse scatenate senza motivo.
E’ successo a Terni dove colombiani e rumeni si picchiavano in mezzo alla strada, accanto ad un furgone messo di traverso.
E tutti quanti hanno assistito sono stati concordi nel dire che la rissa era per delle battute dette in una lingua sconosciuta agli altri del gruppo, il tutto amplificato dall’ingente quantità di alcol ingerito.
Questo fatto e queste considerazioni portano acqua al mulino alle nuove disposizioni normative in materia di immigrazione che già prevedono, per alcune tipologie di permesso di soggiorno, la dimostrazione del livello di conoscenza della lingua italiana(livello A2.)
Pertanto sono già 500 i cittadini extracomunitari che, attualmente, frequentano i corsi finalizzati all’apprendimento della lingua e della cultura italiana organizzati su iniziativa della Regione Umbria.
Corsi che rientrano nell’accordo tra la Regione e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per il finanziamento di un programma di interventi finalizzati alla diffusione della conoscenza della lingua e cultura italiana in collaborazione con gli 8 centri territoriali permanenti presenti sul territorio e l’Università per Stranieri di Perugia e con il coordinamento del Centro studi Villa Montesca”.
Attualmente sono in fase di realizzazione 18 corsi che termineranno il 9 maggio con l’esame per la certificazione che sarà curato dall’Università per stranieri. Al Centro studi Villa Montesca erano arrivate 684 iscrizioni, mentre solo in 524 si sono presentati al test di ingresso.
Per permettere anche ai lavoratori di frequentare i corsi – le lezioni sono state organizzate in orari che conciliano la frequenza agli stessi con i tempi di lavoro e di cura familiare per coinvolgere un vasto numero di soggetti.
Inoltre, grande attenzione è stata riservata alle famiglie e, in particolare alle donne lavoratrici o casalinghe grazie alla previsione di servizi complementari come la presenza di baby sitter e servizio di trasporto.











