Le centrali atomiche hanno bisogno di un posto dove c'è molta acqua e ne vorrebbero realizzare una alla confluenza del Nera col Tevere, la cui portata è determinata da un corretto funzionamento della diga di Corbara

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Tra meno di tre mesi, presumibilmente il 12 giugno, gli italiani saranno chiamati a votare il referendum abrogativo sul piano del governo per il ritorno al nucleare.
La campagna per il Si in questo momento la sta facendo la centrale giapponese di Fukushima, anche se tutti quelli che hanno interesse economico al nucleare si danno da fare per minimizzare il problema.
Quest’ultimi citano il basso numero di incidenti ma omettono di dire che le valutazioni si fanno su quella che gli esperti chiamano “speranza matematica” di un evento che è il risultato della moltiplicazione della probabilità che quell’evento si produca per il risultato, in questo caso i danni umani e materiali immediati e nel futuro.

Ma gli italiani sembrano vaccinati alle “verità” di quanti vedono solo il proprio tornaconto economico e quasi sette su dieci sono contrari alla costruzione di centrali nucleari.
Il 68,4%
dei mille intervistati si è detto contrario alla costruzione in Italia di centrali nucleari, mentre il 20,3% è favorevole.
C’è poi un 11,3% che non ha ancora sviluppato un’opinione al riguardo o preferisce non rispondere.
Si, dunque, probabile, alla domanda che troveremo sulla scheda “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”.

Ma si sta facendo di tutto per scoraggiare gli italiani ad andare alle urne, quindi occorre seguitare a parlare del nucleare, perchè – se non in Umbria – un bel reattore atomico potremmo averlo a pochi km dal confine laziale, alla confluenza del fiume Nera col Tevere, magari col rischio di una piena, simile allo tsunami che ha bloccato tutti i sistemi di sicurezza della centrale giapponese, improvvisa del fiume per eventuali danni alla diga di Corbara. 

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