Secondo l’ANGA, l’Associazione Giovani Agricoltori di Confagricoltura Provinciale Perugina, un giovane ogni quindici giorni sceglie di diventare imprenditore agricolo.
Si tratta per lo più di giovani di sesso maschile (per il 70%), anche se le donne sono in forte ascesa (+23%), con un’età compresa fra i 35 ed i 40 anni, colti e preparati (il 70% possiede un diploma di laurea) che si rivolgono, quando non provengono da una tradizione familiare, alle attività agricole altamente specializzate a più alta intensità di lavoro ed a più diretto contatto con il mercato, come l’agriturismo, le coltivazioni biologiche e la trasformazione dei prodotti agricoli.
La tendenza sarebbe un forte ritorno degli under 40 all’agricoltura.
Ma sono ancora troppe le ‘barriere d’ingresso’: burocrazia, accesso al credito e, per il settore agricolo, difficoltà di acquisire la terra.
Avviare un’impresa in agricoltura, e poi gestirla, sarebbe, un ritornello che torna spesso dal mondo delle imprese ma che potrebbe valere anche per il semplice cittadino, una fatica titanica. Ad esempio, un’azienda agricola media ha un carico burocratico che Confagricoltura Perugia ha quantificato in due giorni di lavoro a settimana e oltre 100 in un anno, che vengono sottratti all’attività imprenditoriale vera e propria. “
L’agricoltura, comunque, nonostante la crisi, è uno dei settori economici in cui si registra il più alto tasso femminile ai vertici delle imprese.
La presenza femminile, fa sapere ANGA – Confagricoltura Perugia, è particolarmente legata ad un’agricoltura multifunzionale, piace il biologico (in netta crescita + 15 %), come le fattorie didattiche, l’agriturismo, ma anche tutte le attività legate alla green economy, che richiede una progettazione di sistema e che non può essere più considerata appannaggio di un settore a discapito di un altro.
“È fondamentale – dice l’ANGA – considerare il ricambio generazionale una priorità e mettere in atto tutte le misure necessarie per incoraggiare la nascita di nuove imprese, perché sono proprio le imprese gestite da giovani quelle che hanno maggiori prospettive di medio lungo termine e più necessità di un quadro legislativo stabile con politiche mirate di ampio respiro.
Va anche affrontato il tema della riduzione del costo del lavoro agricolo con una particolare attenzione alle aziende condotte da giovani under 40. Alle giovani imprese è necessario riconoscere incentivi per l’assunzione di manodopera e per il pagamento dei contributi previdenziali per lavoro autonomo.
Bisogna infine saper cogliere e promuovere le conseguenze positive generate dallo sviluppo del settore perché oggi l’agricoltura deve fare sistema con il turismo, l’artigianato, ed essere sostenibile da un punto di vista ambientale. Il valore dell’agricoltura non può misurarsi esclusivamente in termini di PIL, ma in termini di qualità della vita e di benessere che essa genera per tutta la società”.
E proprio con riferimento a questi ultimi termini, sarebbe opportuno che i giovani agricoltori si chiedessero se parlare di “sostenibilità” non sia ormai divenuto un termine ambiguo e non ci sia il rischio che tra un prodotto “sostenibile” ed un altro alla fine si abbia un bilancio, in termini di salute, tutt’altro che sostenibile.









