Discordanze sulle date di funzionamento degli impianti, norme transitorie ( ove le date non si rispettassero) che parlano genericamente di "opportuno trattamento" prima di immetterlo nei forni dei cementifici
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Il dibattito sul sistema di smaltimento dei rifiuti in Umbria è fonte di continue sorprese.
In Consiglio provinciale di Perugia è stata presentata una mozione che fa scoprire due novità che sembrano cambiare le carte sul tavolo della discussione.
Infatti si sapeva che “ il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti prevede la nascita di un impianto di trattamento termico a servizio degli A.T.I. 1, 2 e 3  ( provincia di Perugia) da realizzare nell’A.T.I. n°2 ( quello che interessa anche il perugino e la media valle del Tevere), in esercizio nel 2013."

Si sapeva pure che “Il DAP originale, a seguito di un ampio dibattito in Consiglio Regionale, è stato modificato in particolare nella parte concernente la politica regionale sui rifiuti e, nello specifico, la modifica prevede: "….Per quanto riguarda i rifiuti, è prevista l’attuazione del Piano regionale, l’implementazione della raccolta differenziata, l’attivazione del trattamento termico solo al raggiungimento della soglia del 50 percento di riciclaggio, la differenziazione tra gestore della raccolta e gestore dell’impianto di termovalorizzazione, l’implementazione della filiera del riuso e del riciclo dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata….".
Poi però si scopre che “Il Piano d’Ambito dei rifiuti adottato dall’ATI 3 con Deliberazione Assemblea n. 15 del 20/10/2010 prevede, però, che tale impianto “non sarà attivo prima del 2016.”
Ulteriore precisazione molto importante contenuta nella mozione “ Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, “in difetto, ovvero per la mancata attuazione di quanto previsto dal PdA in ordine alla realizzazione dell’impianto di trattamento termico, prevede che  la Giunta regionale adotta provvedimenti volti ad assicurare lo smaltimento finale dei rifiuti, ivi compreso il loro utilizzo, opportunamente trattati, in sostituzione dei combustibili convenzionali attualmente utilizzati negli impianti industriali esistenti e per il tempo necessario ad attuare le previsioni del PdA approvato”.

“Tali modalità di smaltimento hanno tra l’altro l’obiettivo di preservare le volumetrie delle discariche esistenti ed assicurare lo smaltimento finale dei rifiuti fino all’entrata in funzione del nuovo impianto”.  Ai sensi del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti “l’eventuale utilizzo di impianti industriali esistenti per lo smaltimento finale dei rifiuti deve essere comunque subordinato alla verifica dell’idoneità tecnica degli impianti e al raggiungimento di specifiche intese con i soggetti interessati (Comuni, titolari impianti, gestori, A.T.I., Provincia competente)”

Se dunque nel 2013 l’impianto di incenerimento non sarà in funzione vi saranno almeno tre anni ( fino al 2016) in cui i rifiuti finiranno negli impianti già esistenti ivi compresi i cementifici umbri.
La prospettiva, che potrebbe non far piacere alle comunità ove i “bruciatori” già si trovano, potrebbe però avere dei risvolti positivi se i rifiuti venissero “opportunamente trattati”.

Un trattamento che non dovrebbe essere quello comunemente messo in atto per creare i così detti cdr (combustibili da rifiuti) che hanno fino ad ora dato una pessima prova in termini di salvaguardia della qualità delle emissioni.
Nel caso di immissione nei cementifici del Cdr, probabilmente le emissioni pericolose non diminuiranno,anzi, visto la grande impurità che il combustibile avrebbe, rispetto all’attuale utilizzo di miscele di oli combustibili.

Ma nei cementifici si potrebbe bruciare quel “carbone di ottima qualità” che, a detta del CNR italiano, sarebbe il risultato del trattamento a freddo ( sistema Thor) dei rifiuti che elimina il cloro e dissocia, pronte per essere riciclate, in molecole semplici tutte le sostanze presenti nei rifiuti raccolti in modo indifferenziato, per cui la massa che finirebbe nei forni sarebbe molto ridotta, rispetto al cdr, meno inquinante del cdr stesso e della miscela di oli combustibili attualmente utilizzata.

Un sistema molto meno costoso della costruzione di nuovi inceneritori, che un cementificio che va per la maggiore del nord sta sperimentando e che potrebbe avere un banco di prova anche in Umbria, se si volesse, almeno per i tre anni di “buco” (2013-2016) e che in ogni caso non dovrebbe esporre le popolazioni che vivono nei pressi dei cementifici a maggiori rischi di quanti ne corrano ora, ma probabilmente meno.
 

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