Dopo un Ministro che fa l'apologia del lavoro per 18 ore al giorno, rappresentanze delle istituzioni umbre ritengono "ingiusto" punire severamente chi ha scientemente omesso le cautele atte ad evitare la morte di propri operai
sindrome-cinese

La “sindrome cinese” s’è aggravata in Italia, ora abbiamo addirittura il ministro dell’Economia che fa l’apologia del “lavorare da mattina a sera ed anche di notte”.
E sicuramente non si riferiva a quegli stakanovisti che si portano a casa, solo come liquidazione dopo un anno, la modica (c’è anche chi riesce a scucire dalle tasche dei consumatori italiani anche di più) cifra di 16milioni di euro.
Si riferiva, il Ministro che di solito si limita a predicare bene….  ai giovani italiani disoccupati e meno fortunati di quelli che sopravvivono con 800/1000 euro al mese quando va di grasso.

Ma di sindrome cinese soffre anche una parte dell’Umbria.
Qui c’è chi sembra provare più dolore per delle condanne penali, che alla fine tutti sanno che si risolveranno in pura teoria, per chi ha scientemente evitato di porre in atto le misure necessarie per evitare che a Torino vi fosse il rogo di operai in un reparto siderurgico, che per la morte degli operai stessi.
Nessuno che si sia preso la briga di pensare che quando c’è anche lo 0,1% di possibilità che dalla sua azione od inazione ne derivi la morte per qualche essere umano, la possibilità di scegliere, per nessun essere umano che non rischi altrettanto, non esiste alla faccia di qualsiasi ordine superiore.

Difficile quindi che si avveri l’auspico dell’assessore regionale Vinti: “Da oggi, da questa sentenza per il rogo alla Thyssen Krupp, niente sarà più come prima, da questo momento, infatti, può cambiare la coscienza dei lavoratori, che sanno di poter avere più garanzie per la loro sicurezza, ma dovrà cambiare l’approccio degli imprenditori.

Bene fanno la Presidente della Giunta regionale e l’Assessore regionale all’economia Rossi a sostenere – ha sottolineato l’assessore – che “questa sentenza di condanna richiama alla forte responsabilità delle imprese nell’assicurare le garanzie di sicurezza nei luoghi di lavoro, condizione imprescindibile rispetto al più generale diritto al lavoro”.
“Questo richiamo – afferma l’Assessore regionale alla sicurezza nei cantieri – non è in antitesi con il mantenere attenzione nei confronti della multinazionale in Umbria, senza però lasciarsi toccare da eventuali rivalse di quest’ultima nei confronti del territorio.
E’ giusto ed opportuno, cioè, essere preoccupati per gli effetti sulle prospettive, ma mai a costo di rinunciare al rispetto di un diritto fondamentale come la sicurezza nei luoghi di lavoro”.
“Ora, conclude l’Assessore, è importante chiamare le forze politiche e le istituzioni per uno sforzo comune che vada nella direzione di un nuovo modello di sviluppo, e chiedere al contempo al Governo nazionale un aggiornamento del Patto per il Territorio”.

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