Un intervento della senatrice umbra Spadoni Urbani evidenzia le contraddizioni di un mercato in mano alle imprese estere, con gli italiani ridotti al ruolo di assemblatori e montatori, ma in Umbria sale la protesta per la diminuzione degli incentivi
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In tutte le cose c’è, per chi vuol vedere, il “dritto ed il rovescio della medaglia”.
L’affare del fotovoltaico ha coinvolto in Umbria migliaia di piccole imprese ed artigiani utilizzati per il montaggio e poi la manutenzione degli impianti, qualche grossa impresa importatrice e fornitrice di pannelli e pochissime realtà produttive del tipo manifatturiero.
Ha messo in moto comunque un bel giro d’affari ed ha contribuito a rendere l’aria un pò più respirabile.

C’è però un … però e lo ha esplicitato la senatrice Ada Spadoni Urbani con un dettagliato intervento:
“Gli incentivi governativi hanno funzionato fin troppo bene ! La crescita del settore, rispetto al 2009, è stata del 162%. Con il terzo Conto energia si sono aperte richieste di allaccio fatte a Terna ed Enel per 25 mila MW.
Ciò comporta un onere sulla bolletta per i prossimi vent’anni di 8/10 miliardi di euro annui, il che vuol dire 160 miliardi sulle tasche di famiglie e imprese italiane. Già, perché é chiaro che gli incentivi alle imprese li paghiamo noi attraverso le bollette !

Da notizie fornite in commissione direttamente dal ministro Romani abbiamo appreso che ad avere accesso agli incentivi sono state soprattutto aziende tedesche, francesi o rumene, oltre alla Cina, dalla quale sono stati acquistati l’85% dei pannelli, assemblati poi in Italia, per lo più di pessima qualità e di difficile smaltimento.
Occorre allora perfezionare il sistema e a questo serve la moratoria proposta. Il Governo non ha operato tagli con l’accetta, né sta tornando indietro.
Le maggiori aziende distributrici italiane, così come Confindustria, sono in sintonia col ministro Romani, il quale ha detto che occorre disincentivare la speculazione sul fotovoltaico ed incentivare la filiera italiana, mantenendo, per il 2020, l’obiettivo del 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili e sostenendo le aziende italiane che producono pannelli solari di eccelsa qualità e fanno ricerca.

Il principio espresso dal Ministro Romani diventa condivisibile, se si rimane fuori da visioni ideologiche. Si vuole, infatti, che gli incentivi sul fotovoltaico e sul solare siano compatibili con le imprese del settore, con gli investimenti e con le aspettative che ci sono.
Romani ha in mente una fase transitoria dopo la quale innescare il sistema tedesco: offrire incentivi in maniera inversamente proporzionale all’installato: più si installa e meno incentivo c’ é. Perché un settore industriale deve imparare a vivere senza sostegno statale. Dopo che lo Stato ha dato le ali per decollare, una spinta per crescere e anche qualcosa in più, le imprese debbono stare in piedi da sole !
Questo significa realizzare un settore produttivo sano, che non pesi sulla bolletta dei consumatori.
E forse sarebbe il caso di ricordarlo più spesso ! "

Ma sarebbe opportuno ricordare anche che nel settore del solare termico, l’Italia può vantare una minore dipendenza dal mercato estero e che l’utilizzo dell’acqua calda riscaldata dal sole indirettamente riduce le necessità di energia elettrica.
Il fatto che questo settore non sia incentivato probabilmente dipende dal solo fatto che i singoli consumatori non hanno la forza costituita dalle lobby fotovoltaiche che vengono ascoltate nei "palazzi".

Comunque le idee del  Mnistro Romani stanno suscitando reazioni ‘Tra alcune Regioni desta ”contrarieta’ e perplessita” la bozza di Decreto ”Quarto conto energia’ che disciplina il sistema di incentivi per l’energia da fonti rinnovabili presentata dal Governo alla Conferenza delle Regioni”.
E’ quanto sostenuto dall’assessore all’ambiente della Regione Umbria, Silvano Rometti. ”La proposta – secondo l’assessore – disattende quanto gia’ evidenziato ed indicato dalle Regioni, tra cui l’Umbria, nel corso di precedenti incontri con i Ministri Fitto, Romani e Prestigiacomo.

Si assiste infatti ad una riduzione troppo repentina degli incentivi che vengono progressivamente azzerati da qui il 2016. Entro il 2012 e’ prevista una riduzione di oltre il 20% degli aiuti per piccoli impianti integrati sulle coperture dei tetti, del 30% per i grandi impianti integrati e del 40% per gli impianti a terra. Misure che non incentivano l’installazione degli impianti sulle coperture rispetto a quelli a terra.

Dissenso da parte della Regione anche sul tetto stabilito dal ministero di 7 mld di euro di incentivi all’anno
, che impone un vincolo insormontabile anche per gli anni futuri senza tenere conto delle disponibilita’ finanziarie possibili e dei potenziali investitori nel settore. A fronte di queste scelte del Governo nazionali le Regioni dovranno comunque impegnarsi a raggiungere il 20% di produzione energetica da fonti rinnovabili entro il 2020.

Anche il consigliere regionale Chiacchieroni sostiene le proteste:” Esprimo pieno appoggio alla protesta dei lavoratori e delle imprese umbre della filiera delle energie rinnovabili che mercoledì 20 aprile saranno a Roma alla manifestazione nazionale per chiedere la modifica del ‘decreto Romani’ che riduce gli incentivi al fotovoltaico.”

 

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