La risposta in Consiglio Regionale dell'Umbria dell'assessore all'ambiente e le repliche dell'Idv sembrano ricondurre la discussione su toni più pacati
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La questione “bollente” della centrale elettrica di Ponte di Ferro-Bastardo, sembra si sia raffreddata un poco e la discussione rientrata in un alveo più civile.
L’assessore regionale all’ambiente Silvano Rometti ha risposto, durante la seduta di question time del Consiglio regionale, all’interrogazione con cui Oliviero Dottorini (capogruppo Idv) chiedeva spiegazioni circa le scelte della Giunta sulla centrale Enel di Gualdo Cattaneo. Per Rometti l’accordo firmato con Enel prevede il rispetto di tutti i limiti per le emissioni in atmosfera e l’utilizzo di bioetanolo e, a livello sperimentale, di polvere di legno.
Rometti ha evidenziato che “entro cinque anni Enel dovrà presentare un progetto di riconversione per adeguare la centrale ai nuovi standard e per riportarla all’interno di una nuova concezione energetica.
Entro questi cinque anni noi dobbiamo studiare e sperimentare ipotesi diverse.
La proposta che è venuta dall’Enel (all’interno di un progetto che vede l’interesse di molti imprenditori umbri, del mondo scientifico, dei sindacati) riguarda una filiera in cui attraverso colture agricole si produce bioetanolo e quello che residua, la polvere di legno (lignina) può essere uno degli strumenti per andare verso questa riconversione.
Il protocollo che noi abbiamo firmato non significa che si brucerà a Gualdo Cattaneo la lignina, significa che si sperimenterà questa ipotesi che avrà una valenza non solo legata a Gualdo Cattaneo, ma a livello nazionale perché l’Enel ha quattro o cinque centrali a carbone che avranno gli stessi problemi”.
Il capogruppo dell’Idv in Consiglio regionale, Dottorini, sia pure con toni più distesi del passato, ha sottolineato che “la centrale Enel di Gualdo Cattaneo rappresenta un’anomalia nel panorama italiano ed è già stata causa negli anni di pesantissimo inquinamento nel territorio regionale.
Una centrale a carbone da 150 megawat costruita lontano dal mare, in un fondovalle all’interno di un’area a prevalente uso agricolo e zootecnico nel cuore della zona docg del Sagrantino di Montefalco e della dop dell’olio extravergine di oliva”.
Dottorini ha poi ricordato che “questa centrale è stata definita altamente inquinante dal ministro Calderoli” e che “nell’ottobre 2007 il Consiglio regionale ha approvato una mozione che imponeva l’abbandono del progetto di combustione delle biomasse per puntare sulla riconversione verso impianti di energia da fonti rinnovabili”.
Dichiarandosi non soddisfatto della risposta dell’assessore, Dottorini ha rimarcato che “questo progetto va contro le deliberazioni del Consiglio regionale e contro il Piano energetico regionale. Si tratta di un grande inganno per i cittadini, di un tentativo maldestro per mettere un po’ di cipria nelle rughe di un impianto altamente inquinante solo abbassare leggermente le emissioni e farle rientrare nei limiti di legge.
Non vorremmo che venissero recepiti anche i suggerimenti di chi in quella centrale prevede l’incenerimento dei rifiuti: la verità è che la centrale di Gualdo Cattaneo poteva e doveva essere un fiore all’occhiello per la nostra regione, l’esempio di un nuovo modo di produrre energia “:

I consiglieri regionali dell’Italia dei valori, Oliviero Dottorini e Paolo Brutti, che poi hanno tenuto
una conferenza stampa subito dopo il question time in Aula per criticare le scelte operate dall’esecutivo regionale, orientate ad accogliere la proposta dell’Enel di riattivare al 100 per cento la produzione di energia nella centrale alimentata per il dieci per cento del totale da lignina, combustibile che si ottiene dalla canna comune, e per il restante dal carbone.
Un progetto che va “congelato – secondo Dottorini e Brutti – e che deve essere discusso con l’assessore all’ambiente, insieme al complesso delle politiche regionali per l’energia”.
Troppo poco, secondo Dottorini e Brutti, il quantitativo di lignina da impiegare per alimentare la centrale, che conseguentemente utilizzerebbe il carbone per il 90 per cento circa della produzione energetica:

“È una parziale, quasi risibile riconversione del 10 per cento di una centrale che
può produrre fino a 150 Megawatt di energia, fermo restando che si tratta – ricorda Dottorini – di uno degli impianti più arretrati d’Italia, l’unico nell’entroterra, che costringe per ’approvvigionamento del carbone a un giro di mezzi che parte dall’Indonesia per arrivare a Trieste e quindi al porto di Ancona, da dove viene trasportato su rotaia fino a Foligno e, successivamente, sui camion fino al territorio di Gualdo Cattaneo.”

Dalla discussione sembra emergere la possibilità di un punto di incontro futuro tra le diverse opzioni.
Posto che al momento la tecnologia verde non sembra in grado di poter produrre, nel sito attuale, i 150megawat di energia, l’idea di utilizzare legno di scarto di produzione umbra non sembra un tabù anche se il quantitativo necessario di tali materiali sembra attualmente un miraggio.
Ma se ci si sta orientando a continuare a bruciare combustibili, in attesa di tempi migliori, può rientrare in gioco anche qualche altro combustibile che assicuri meno emissioni inquinanti del carbone indonesiano.
Un combustibile di tal tipo, secondo il CNR, esiste e si sta sperimentando in un impianto industriale italiano che si avvale del mulino Thor, forse è venuto il tempo di sperimentare, il costo è affrontabile con tranquillità, anche questo.
 

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