In Commissione passato un emendamento che di fatto ripristinerebbe la normativa del 1998
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Attualmente
  la normativa della Regione Umbria stabilisce che " Le funzioni di direttore generale di aziende sanitarie non possono essere esercitate per un periodo superiore ai dieci anni. La Giunta regionale può derogare il termine di dieci anni, limitatamente al conferimento di un ulteriore incarico, purché attribuito prima della scadenza del decennio dall’entrata in vigore della presente legge (art.12 comma 1 LEGGE REGIONALE 20 gennaio 1998 , n. 3  modificato dall’ Articolo 11 Comma 3 legge Regione Umbria 23 febbraio 2005, n. 16).

All’origine la norma prevedeva solamente che “Le funzioni di direttore generale non possono essere esercitate per un periodo superiore ai dieci anni.”
La modifica a tempo venne introdotta per salvare qualche potente Direttore Generale che non aveva nessuna intenzione di tornare ad un ruolo subalterno nella sanità, magari alla dipendenza di qualcuno che lui stesso aveva nominato.
Con la modifica del 2005 di fatto il periodo massimo possibile di esercizio delle funzioni è diventato 15 anni, però per poter sfruttare tutto il tempo occorre che per questo arco di tempo vi sia un solo incarico quinquennale, mentre nei primi dieci anni vi possono essere anche 4 incarichi diversi ( ogni incarico ha infatti come limite minimo i tre anni ).

La soluzione tuttavia ha solo rinviato il problema, ci sono ora vari direttori generali che “sudano freddo” perché non hanno ancora l’età della pensione ma gli scadono i tempi massimi di permanenza
.
Visto che, in tutto il mondo, per assurgere a certi ruoli ci vuole la stima e l’amicizia dei potenti, quest’ultimi non potevano terarsi indietro ed è scoppiata la bagarre.

Il capogruppo regionale del PdL, Raffaele Nevi ha parlato di “una maggioranza ormai arrivata al capolinea, attraversata da vere e proprie bande contrapposte che si fronteggiano su tutto, paralizzando l’azione riformatrice che sarebbe necessario mettere in campo”:
Per l’esponente della minoranza “il dato politico che emerge con chiarezza è però ben più grave: la presidente Catiuscia Marini non riesce a fare sintesi e a tenere unita la sua pattuglia. Ciò è emerso in modo evidente – racconta Nevi – quando il consigliere Damiano Stufara (Prc -Fed.sin.), interpretando la volontà della presidente, voleva evitare che si mettessero in discussione gli emendamenti sul tetto ai direttori generali posti dal PdL, dalla Lega, dall’Udc e dallo stesso Luca Barberini (Pd).
Ebbene la richiesta di Stufara è stata sonoramente bocciata in Commissione e il tetto (massimo 10 anni di permanenza in carica) è stato introdotto”.

Ma l’interpretazione di Nevi al portavoce della Marini sembra una allucinazione “Evidentemente – al consigliere Nevi, pur presente ai lavori, sarà sfuggita la precisa volontà della Presidente di rimarcare la distanza sua, e della Giunta regionale, dai contenuti e dalle motivazioni politiche dell’emendamento a cui fa  riferimento il consigliere Nevi”.
Dall’Idv, dicono riferendosi ai Direttore generali di Usl ed Aziende ospedaliere “Nessuno di loro – potrà restare in carica più di dieci anni,mentre oggi, in teoria, una nomina poteva prolungarsi a vita.”
La lega Nord
rincara “Grazie all’emendamento della Lega – spiega Cirignoni – si stabilisce un tetto massimo per la durata in carica di questi dirigenti e si scongiura quello che sarebbe stato un vero e proprio ‘golpe’ politico della casta nel cui disegno di legge era previsto un articolo che avrebbe consentito ai referenti politici di ‘giostrare’ un dirigente per tutta l’Umbria. A tempo indeterminato.
La Commissione, comunque, avrebbe approvato un testo che pone “il limite di 10 anni e due
mandati
(a partire dalla data di approvazione della legge) per i direttori generali”, ma occorrerà vedere come finirà in aula, perché anche le virgole possono fare la differenza.
Sull’argomento è intervenuto anche il capogruppo regionale Udc Sandra Monacelli.
Secondo Monacelli “ La politica, per esercitare appieno il suo ruolo e gestire le sorti della sanità umbra, deve riconoscere e premiare i principi di qualità e merito senza rimanere ostaggio di una ristretta casta di direttori politicizzati. Garantita questa responsabilità nella gestione della sanità, resta da stabilire il margine di arbitrio della classe politica nella selezione di manager e primari”.
Il tetto dei dieci anni per la durata delle funzioni dei direttori sanitari (generali n.d.r) – spiega Monacelli – potrebbe evidentemente risultare stringente per un soggetto meritevole. Viceversa l’assenza di vincoli, non solo temporali, ma soprattutto in ordine alla verifica degli obiettivi assegnati e conseguiti, lascerebbe la volontà politica sotto scacco del potere, a questo punto totale, dell’apparato burocratico, reso esageratamente forte magari proprio dalle logiche di lottizzazione partitica”.
Per Sandra Monacelli “occorre quindi che sia preservata la possibilità di mantenere un dirigente, se meritevole, ma anche di poterlo sostituire con altri, in caso di valutazione negativa. Sarebbe dunque auspicabile – conclude – che la geografia sanitaria dell’Umbria potesse essere disegnata secondo un concetto di vera meritocrazia, supportata da criteri di valutazione oggettivi, tesi a vigilare sui conseguenti standard qualitativi.
 

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