L'analisi è di Cisl e Siulp che propongono di aprire nel capoluogo un CIE ed un consolato di Tunisi, ma L'Ugl è contraria
cocaina

Una proposta che susciterà sicuramente molte reazioni è quella che è stata avanzata dalle segreterie Cisl e Siulp di Perugia: “ Aprire un centro di identificazione ed espulsione e un consolato tunisino a Perugia”
A sostegno della proposta, la fotografia della città di Perugia e della situazione del suo spaccio di droga sarà presentata in un documentario verità, dal titolo Zbun (Cliente), realizzato dal Siulp di Perugia a cura di Vanna Ugolini, che verrà proiettato oggi venerdì 1° luglio alle ore 15,30 presso la Sala dei Notari a Perugia.

Il tutto per  contrastare un fenomeno che sempre di più si sta dilagando nel capoluogo e che vede- dicono Cisl e Siulp – come spacciatori al dettaglio clandestini tunisini, quasi tutti provenienti dalla stessa zona, che hanno come ufficio la propria scheda telefonica.
Sopra di loro la malavita organizzata nigeriana, albanese e la Camorra.

Tra i particolari di evidente fonte Siulp, il fatto che, “sempre più spesso le lotte e le risse tra bande avvengono non per il territorio, ma per avere la sim card di un altro spacciatore arrestato. In pratica, per avere numeri di telefono e aumentare fasce di clientela.
La richiesta di droga a Perugia è sempre più alta e non essendo gestita da un unico cartello, ma da tanti Free Lance, in aperta concorrenza tra di loro, la purezza della droga varia molto. Spesso la droga che uccide è perché è troppo pura.
Questo ha fatto guadagnare al capoluogo umbro il primato in morti per overdose rispetto alle altre città italiane”.

La Cisl e il Siulp intendono formulare le proprie proposte da discutere con i rappresentanti delle istituzioni, con la cittadinanza e le associazioni che vorranno intervenire nel prossimo incontro di venerdì per avviare un confronto costruttivo che, in breve tempo, porti a dare soluzioni concrete nel ridare alla città di Perugia e all’Umbria un’immagine di realtà vivibile e sicura, garantendo un’integrazione effettiva tra gli immigrati e la popolazione locale.
“Questo –hanno concluso i sindacalisti- nel sottolineare che la maggioranza dei cittadini immigrati risiedono nel nostro territorio lavorando onestamente, respingendo con fermezza le varie forme di microcriminalità e di spaccio.
Rispetto a questi due fenomeni, se non si interviene in maniera forte e sinergica, si corre il serio pericolo di acuire forme di razzismo che il sindacato respinge categoricamente ”.

Sulle soluzioni, parere completamente diverso dell’Ugl -Polizia, che ha diffuso una nota che riportiamo di seguito

Risse, aggressioni, accoltellamenti, incendi e gravi situazioni di Ordine Pubblico è quanto registriamo ogni giorni in quelle provincie ove è presente un CIE –  il Segretario Provinciale dell’UGL Polizia  Benvenuti Luca – con gravi ricadute sui servizi per il controllo del territorio, come dire “oltre il danno anche la beffa” infatti quei cittadini oltre ad essere costretti a convivere con la presenza del CIE, vedono sempre meno operatori delle Forze dell’Ordine che garantiscono la sicurezza sul territorio. 
Vi sono notizie di condizioni igieniche carenti, di cibo scadente, e soprattutto di mancate forniture di vestiti puliti, biancheria, lenzuola. Talvolta non esistono ambienti separati per i richiedenti asilo, né vengono previste aree separate per gli ex-carcerati: trasformando il CIE in una semplice estensione del sistema carcerario. Ciò determina frequentemente problemi di convivenza tra normali lavoratori irregolari e persone uscite da anni di carcere in cui hanno appreso le regole proprie del paradigma restrittivo. Crea promiscuità mettendo a contatto persone prive di ogni status giuridico e di ogni assistenza con ambienti che invece possono fornire una possibilità di sopravvivenza (i CIE insomma, invece di diminuire la delinquenza, rischiano di incrementarla).
Continue evasioni solitarie o di massa avvengono ogni giorno dai centri d’accoglienza spesso organizzate dalla malavita organizzata, considerando che il trattenuto nel centro dispone tranquillamente di un cellulare. Disordini, danneggiamenti con incendi di materassi e la devastazione di arredamenti ed attrezzature,  all’interno del Centro di Identificazione sono all’ordine del giorno, spesso per cercare la massima risonanza mediatica.
Alla luce di quanto sopra citato, siamo sconcertati da quando sostenuto da qualche sindacato di Polizia che con tenacia porta avanti l’idea di istituire un Centro di Identificazione a Perugia o in Umbria.  Basterebbe confrontarsi con il proprio sindacato posto in quelle provincie ove vi è la presenza di un centro, per conoscere le gravi ricadute di ordine e sicurezza pubblica ed il gravoso impiego di quelle poche risorse delle Forze di Polizia che oltremodo si trovano a fronteggiare anche tutte le emergenze del centro di identificazione.
 Ad esempio è lo stesso SIULP di Gorizia che denuncia, per il CIE di Gradisca d’Isonzo, la forte preoccupazione “dell’escalation di tentativi di fuga, dei costi di mantenimento della struttura e dei pochi uomini dedicati alla sicurezza”.
Come se non bastasse si aggiungono dichiarazioni da diverse parti politiche che segnalano una situazione non più sostenibile per le gravi tensioni all’interno delle strutture, dal ferimento di personale addetto alla gestione del CIE a quello di agenti di Polizia, dalle continue fughe di massa alle poche risorse economiche destinate al mantenimento delle strutture.
Riteniamo che oggi l’immigrazione in Umbria non si possa affrontare con l’istituzione di un CEI ma debba essere affrontata con grande senso di responsabilità dai politici creando procedure più snelle per l’espulsione.


condividi su: