Questo si stima sia il numero di persone che non sanno di essere state infettate dal virus dell'Hiv; se ne scoprono ogni anno circa 2.600, ma nella metà dei casi solo quando l'Aids è conclamato
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Quella che fu chiamata la “peste del secolo”, l’infezione da Hiv, sembra sparita dalle cronache quotidiane; c’è una sorta di assuefazione che nasconde una realtà drammatica: ogni giorno nel mondo oltre 7.000 persone contraggono l’infezione, un numero che è più che doppio rispetto a quello di quanti iniziano la terapia.
E non si può dire che l’Italia possa stare tranquilla: 2.588 nuove diagnosi pervenute nel 2009, per un totale di oltre 45 mila diagnosi di infezione di HIV negli ultimi 15 anni, un valore che si colloca nella fascia media alta dei paesi dell’Europa occidentale.
Un dato comunque che probabilmente sottostima la realtà dell’infezione, si pensa infatti che in Italia ci siano circa 30 mila persone che non sanno ancora di essere state infettate dal virus.

La bassa percezione del rischio fa sì che ad esempio in Italia – ma è problema simile in tutta Europa – oltre il 50 per cento delle persone apprende di essere sieropositivo nello stesso momento in cui apprende di avere l’AIDS. 
Prima, quando l’epidemia era legata a comportamenti noti  – scambio di siringhe o sesso non protetto tra uomini – i tossicodipendenti e/o i gay avevano percezione del rischio e facevano il test.
Oggi che la trasmissione è prevalentemente per via eterosessuale la scarsa percezione del rischio fa sì che le persone non chiedano di fare il test, come se si percepissero immuni da questo problema.

Ad allentare l’attenzione, paradossalmente, il fatto che oggi di terapie ce ne sono, molte e diverse, con minori effetti collaterali di quelle di un tempo, tuttavia non esiste ancora una cura in grado di eliminare il rotavirus: lo si può silenziare, addirittura arrivare al punto in cui questo non si replica, ma ad eliminarlo non si è ancora riusciti.
L’infezione, dunque, non è assolutamente sotto controllo nonostante anche i media ne parlino meno rispetto agli anni passati.
Sono in molti a sottovalutare il rischio contagio, ad accedere al test con molto ritardo ed a non utilizzare le dovute precauzioni legate al rischio di trasmissione sessuale, soprattutto tra gli adulti eterosessuali.

Da anni si parla della possibilità di un vaccino che protegga dal virus dell’HIV, sarebbe certamente una svolta epocale nella lotta a questa malattia,
Per ora, tuttavia, le ricerche fatte in tal senso, non hanno portato ad un risultato.
Solo nel convegno in corso a Roma si è ipotizzata una nuova strada che potrebbe portare al vaccino, ma non prima di cinque anni, se tutto va bene.
Tale vaccino, invece di prevedere l’inoculazione del virus opportunamente modificato o di parti di esso, consiste nella somministrazione di in un anticorpo umano, denominato Vrc01, che neutralizza più del 90 per cento dei ceppi virali esistenti in natura.
 

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