La regione conta quasi 1400 operatori e il totale della superficie coltivata ammonta a 31.450 ettari per un fatturato stimato in 80 milioni di euro
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Vent’anni: tanti ne festeggia il biologico europeo. Era infatti il 22 luglio 1991, quando venne pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento CEE 2092/91 del Consiglio relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari che, primo al mondo, disciplinava il biologico. Assolutamente pioniere di tutti gli schemi di qualità che successivamente l’Unione Europea avrebbe redatto.
Con 20 anni di storia alle spalle, oltre 9 milioni di ettari convertiti al metodo biologico ed oltre 200.000 operatori certificati nel mondo, il biologico è un settore che vale circa 20 miliardi di euro in Europa e più di 3 con oltre 130.00 occupati nella sola Italia a cui la "piccola Umbria" contribuisce con un fatturato che stimiamo intorno agli 80 milioni di euro.

AIAB UMBRIA  ha festeggiato con una cena organizzata nell’ambito del progetto IncontraBio (Incontra il Biologico: strade e percorsi per fare incontrare direttamente cittadini e agricoltura biologica), per raccontare il settore, le sue eccellenze e le sfide del futuro.
Attualmente l’Umbria conta quasi 1400 operatori e il totale della superficie coltivata ammonta a 31.450 ettari (dati SINAB al 2009) e, considerati i numeri di partenza – 128 operatori e 980 ettari di superficie utilizzata nel 1994 – si può parlare di un innegabile successo dato anche dai tanti cittadini che quotidianamente si avvicinano al bio. In questo periodo di crisi, infatti, in cui tutti i consumi alimentari hanno avuto una contrazione, il biologico ha visto una crescita della domanda interna del 12%.

In Umbria le aziende biologiche, prima di tutti, hanno creduto nella multifunzionalità, prima di tutti si sono inventate nuovi modelli di distribuzioni che le rendessero più indipendenti da una filiera tradizionale che ha concentrato tutto il reddito nella parte distributiva, anche se l’assenza di una filiera produttiva e distributiva è ancora un grosso fattore limitante.
Elementi, questi, confermati anche dalla crescita del numero di gruppi d’acquisto che negli ultimi anni sono stati organizzati in tutta la regione e ad oggi attivi a Perugia, Terni, Spoleto, Assisi, Todi, Narni, Amelia, e a fine estate anche a Magione.

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