Parere "morbido" della seconda commissione del Consiglio Regionale dell'Umbria
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Nella legge regionale dell’Umbria 11/2009 (“Norme per la gestione integrata dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate”) è previsto che, se a livello di Ati (Ambiti territoriali integrati) non vengono conseguiti gli obiettivi minimi stabiliti (65 per cento per gli anni 2012 e seguenti) sia applicata agli stessi Ati una sanzione da 2 a 5 euro per ciascuna tonnellata di rifiuti avviati a smaltimento in eccedenza rispetto ai suddetti obiettivi, tenendo conto della popolazione del Comune, della quantità pro-capite dei rifiuti prodotti e della quota di raccolta differenziata. A loro volta gli Ati ripartiranno la sanzione tra i Comuni che non hanno raggiunto l’obiettivo stabilito dal Piano d’ambito.
Tuttavia secondo la Seconda Commissione consiliare, che ha votato all’unanimità un parere a partire dal primo gennaio 2012, per i Comuni che non avranno conseguito gli obiettivi minimi di raccolta differenziata  e quindi sanzionabili,  occorre prevedere la possibilità di concertare un piano di rientro con la Regione atto a raggiungere gli obiettivi prefissati prevedendo la rideterminazione, la quantificazione o l’annullamento delle sanzioni nel caso di conseguimento dei risultati attesi.
 
Soddisfatto per la condivisione unanime del parere, il presidente della Commissione Gianfranco Chiacchieroni (Pd) perché, ha detto, “dimostra una consapevolezza oggettiva e generale rispetto all’importanza di raggiungere un’alta percentuale di raccolta differenziata e sulla predisposizione di una politica dei rifiuti rigorosa e chiara per tutti i cittadini”.
Ma sul fronte dei rifiuti c’è anche da registrare che il Consigliere e Capogruppo di Fli in Provincia, Valerio Bazzoffia, ha denunciato che “L’aumento dei costi per la raccolta è lo smaltimento dei rifiuti, sta provocando notevoli problemi ai bilanci dei Comuni dell’Umbria . Gli investimenti fatti dagli stessi negli ultimi anni infatti, al fine di raggiungere le percentuali di raccolta differenziata prevista dalle normative vigenti, non sono assolutamente compensati dalla diminuzione dei costi per il trattamento e lo smaltimento.
Non solo; risulta assurdo che tra lo smaltire in discarica il rifiuto indifferenziato e conferire il rifiuto differenziato esiste solo una differenza di 6 € a tonnellata. Quale convenienza, quindi, esiste per il cittadino che ormai a fatica differenzia i rifiuti solidi urbani? Nessuna.

E come possono essere compensati i maggiori oneri a carico dei Comuni che hanno investito in nuovi contenitori, in maggior personale e parco macchine? Solo aumentando le tasse ai cittadini, per non rischiare la bancarotta.
Ma vi è di più. Norme contrattuali più o meno “legittime” cambiano continuamente le regole del gioco. Adeguamenti, rivalutazioni ecc… hanno portato (vedi il caso del Comune di Bettona), al raddoppio del costo per il servizio di raccolta proprio durante l’esercizio, a bilancio di previsione approvato; non solo, dal 2012 lo smaltimento della frazione indifferenziata, a causa dei contributi di disagio previsti per i Comuni che ospitano le discariche, passerà dagli attuali 95 € a tonnellata, a 110 € a tonnellata. Ulteriori aggravi per le tasche dei cittadini.

Quello che può definirsi il business dello smaltimento dei rifiuti, sta gravando sulle casse dei Comuni e sulle tasche dei cittadini, in modo estremamente pesante, con la complicità dei “baracconi” Ati e l’inerzia di una strategia politica in merito alla gestione dei rifiuti, tutta imputabile alla Regione Umbria. Concludendo, i Comuni non ce la fanno a pagare, e per tutta risposta, il gestore unico, invia lettere minacciando l’interruzione del pubblico servizio.

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