Non solo; risulta assurdo che tra lo smaltire in discarica il rifiuto indifferenziato e conferire il rifiuto differenziato esiste solo una differenza di 6 € a tonnellata. Quale convenienza, quindi, esiste per il cittadino che ormai a fatica differenzia i rifiuti solidi urbani? Nessuna.
E come possono essere compensati i maggiori oneri a carico dei Comuni che hanno investito in nuovi contenitori, in maggior personale e parco macchine? Solo aumentando le tasse ai cittadini, per non rischiare la bancarotta.
Ma vi è di più. Norme contrattuali più o meno “legittime” cambiano continuamente le regole del gioco. Adeguamenti, rivalutazioni ecc… hanno portato (vedi il caso del Comune di Bettona), al raddoppio del costo per il servizio di raccolta proprio durante l’esercizio, a bilancio di previsione approvato; non solo, dal 2012 lo smaltimento della frazione indifferenziata, a causa dei contributi di disagio previsti per i Comuni che ospitano le discariche, passerà dagli attuali 95 € a tonnellata, a 110 € a tonnellata. Ulteriori aggravi per le tasche dei cittadini.
Quello che può definirsi il business dello smaltimento dei rifiuti, sta gravando sulle casse dei Comuni e sulle tasche dei cittadini, in modo estremamente pesante, con la complicità dei “baracconi” Ati e l’inerzia di una strategia politica in merito alla gestione dei rifiuti, tutta imputabile alla Regione Umbria. Concludendo, i Comuni non ce la fanno a pagare, e per tutta risposta, il gestore unico, invia lettere minacciando l’interruzione del pubblico servizio.









