Grande festa di compleanno per il marscianese che ha tagliato il secolo di vita (e che ancora se lo ricorda ed è pronto a raccontarlo tutto)

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Luigi Carboni abita in cima a Via Larga, a Marsciano. Ancora oggi non è raro incontrarlo mentre pedala attorno casa. Qualche problemino di vista lo sconsiglia di girare “in pista”, quella vicino casa, o partecipare alla Pedalata Avis. Luigi Carboni lo scorso 23 novembre ha tagliato il traguardo dei cento anni. Fisico asciutto, non molto alto, è ancora vispo e arzillo. Il nonnino di Marsciano abita con il figlio Efisio, la nuora Luana “Rossella”, la nipote Catiuscia, l’altra nipote Cristina, sposa di Salvatore, e i pronipoti Luigi, Valentina (gemelli) e Umberto. In tanti lo hanno festeggiato al verde d Via Larga.
Luigi è nato a Marsciano. I suoi genitori Enrico e Maria, abitavano vicino ad Ammeto. Luigi è stato l’ultimo di sei figli, quattro femmine e due maschi. La famiglia Carboni aveva molta terra ed era una delle più benestanti di Marsciano. Luigi, neanche da bambino, è stato un tipo tranquillo. Fino alla terza elementare è andato ad Ammeto, poi gli ultimi due anni alla elementare del capoluogo. Poco appassionato ai lavori della terra, ha tentato la via ecclesiastica. Ma dal seminario è scappato dopo un paio d’anni. In famiglia aiutava il papà. Lo accompagnava ai mercati. A vent’anni va militare a Roma. Durante la ferma conosce Ersilia Rossi, una servetta nativa di Urbino. Finito il servizio militare, anche la ragazza torna a casa sua.
Luigi è ragazzo intraprendente e la distanza non gli fa paura. In sella alla sua bicicletta parte la mattina presto e alla sera arriva dalla morosa.
Da Marsciano a Urbino i chilometri sono tanti e ci sono anche montagne. “Ma ne valeva la pena”, ammette con un sorriso. Un giorno si ruppe la bici e la storia con la ragazza di Urbino finì. Una delle sue più grandi passioni è stata la caccia. Nel 1935 viene richiamato e parte per la guerra d’Africa. Il radiotelegrafista marscianese un anno dopo viene decorato con la Croce al merito. Di episodi da raccontare ne ha a decine.
Ecco quella del pitone. “Eravamo accampati vicino a una foresta. Un giorno mi inoltro e catturo una piccola scimmia”. Non spiega se per tenerla o per mangiarla. Il racconto continua. “Una volta presa, me la infilo sotto la giacca e mi avvio al campo. Ad un certo punto mi si parano davanti un gruppo di scimmioni. Erano molto minacciosi. Ho capito che rivolevano il piccolo. Ho lasciato andare la scimmietta e sono ripartito. Ma ad un certo punto mi sbarra la strada un pitone. Sono scappato e al campo ho raccontato l’accaduto. Quando lo ha saputo, il tenente ci ha detto di ucciderlo. Siamo andati armati e lo abbiamo abbattuto. Era lungo sei metri e pesava settantacinque chilogrammi. Il tenente si è preso la pelle e noi ce lo siamo mangiato. Era squisito”. Quando ripensa a Ambaradà, ancora si commuove. Era un bambino del posto, piccolo e smunto. Lo hanno preso con loro e Luigi ci si è talmente affezionato che, quando è stata l’ora di tornare, lo voleva portare in Italia. Ma non glielo hanno permesso.
Il 28 maggio 1940 sposa Lina Biscotti, altra famiglia benestante. Il padre di Lina ha pure una fornace che produce calce sopra Via Larga. Luigi si trasferisce a casa della moglie. Nel 1943 nasce Efisio, unico figlio. Di storie vissute se ne potrebbero raccontare ancora a centinaia. Ma già queste bastano a far capire chi è Luigi Carboni.
Ma a cosa deve la sua longevità e soprattutto senza aver mai avuto bisogno di ospedali? La risposta di Luigi è secca: “Solo fortuna”, risponde convinto. Mangia di tutto, però poca carne e niente cose fredde o troppo calde. “Ora sta un po’ attento – dice la nuora – ma fino a qualche tempo fa si mangiava anche due piatti di pasta e in una giornata anche un filone di pane”. Non gli dispiace neanche bere. Ora un bicchiere a pranzo e uno a cena. Ma quando era giovane, confidano sottovoce i familiari, anche più di un bicchiere. Sigarette? “Si, ma solo quelle degli altri”, risponde il figlio Efisio. Auguri Luigi.

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