Imponenti emissioni del gas venti volte più inquinante dell'anidride carbonica fuoriescono, per l'innalzamento della temperatura, dal fondo del Mare Artico
metano

Nei prossimi ottantanove anni, secondo la Nasa, quasi tutti i nuovi nati del 2012 avranno la possibilità di vedere un cambiamento sostanziale della Terra.
I cambiamenti climatici ‘cambieranno i connotati’ di almeno meta’ delle aree del globo coperte da vegetazione, provocando la conversione, entro la fine del secolo, del 40% degli ecosistemi in un’altra forma, ad esempio da foresta a tundra, o da prateria a deserto. Soprattutto l’emisfero nord dovra’ affrontare le modifiche agli ecosistemi piu’ radicali.
Questi cambiamenti, per i ricercatori americani, anche se gli allarmi sui ghiacciai che si sciolgono o sul livello del mare che sale sono importanti, sono le conseguenze sugli ecosistemi piu’ importanti.
Ma in Russia hanno individuato, anzi confermato, un altro pericolo: dal Mare Artico stanno uscendo nell’atmosfera giganteschi “soffioni” di metano, un gas 20 volte più inquinante dell’anidride carbonica.
Nella zona che si estende dalla terraferma al poco profondo mare al largo della Siberia orientale ci sarebbero centinaia di migliaia di tonnellate di metano e qui prima sono state trovate “torce” del diametro di qualche decina di metri, ma ora sono state rilevate strutture continue e potenti di oltre un chilometro di diametro.
In soli 25 kmq sono stati trovati oltre 100 “soffioni” di metano.
La causa è probabilmente l’innalzamento della temperatura del “permafrost”, il basso fondale che si sgela consente la fuoriuscita del metano intrappolato da migliaia di secoli quando il raffreddamento della zona creò una sterminata “discarica” di organismi vegetali coperti dai ghiacci.
 

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