I dipendenti della Basell di Terni, a cui era stata garantita la cassa integrazione per il prossimo anno, sono stati invece licenziati proprio mentre la vicenda dell'impianto chimico ternano sembrava volgere al bello
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Mentre molti si augurano che il nuovo anno porti più fortuna di quello che si conclude, altre 41 famiglie umbre sanno con certezza che il 2012 andrà peggio.
Tanti, infatti sono i dipendenti della Basell di Terni che si sono visti recapitare le lettere di licenziamento quando almeno c’era la possibilità per loro di accedere alla cassa integrazione anche per il 2012.
E poi sembrava ci fossero prospettive più concrete per il futuro dell’impianto e quindi per l’occupazione.

Preoccupazione per i dipendenti ed amarezza, mista a stizza, da parte della Regione Umbria la quale, con la presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini e l’assessore regionale allo sviluppo economico Vincenzo Riommi, hanno innanzitutto espresso la solidarietà e vicinanza  ai lavoratori della Basell che si vedono recapitare le lettere di licenziamento nell’imminenza del Capodanno, “nonostante gli interventi e gli appelli della Regione, delle istituzioni locali e del Ministero dello Sviluppo Economico ai vertici americani, europei ed italiani della multinazionale della chimica”. 
Quello di Basell – affermano i due amministratori regionali – è un atteggiamento   immotivato ed incomprensibile rispetto alla delicatezza della situazione del Polo Chimico di Terni ed alla necessità di avviare un percorso complesso di reindustrializzazione sul quale in queste settimane avevamo registrato positivi e concreti segnali di una nuova prospettiva”.

“La  messa a disposizione da parte della Regione della cassa integrazione in deroga in favore di tutti i  lavoratori Basell anche per il 2012 – proseguono Marini e Riommi – confermata più volte e da ultimo ufficialmente al Tavolo ministeriale dello scorso 22 dicembre, di fatto senza alcun onere per l’azienda, aveva infatti la specifica funzione di accompagnare la definizione tecnica delle iniziative industriali e del nuovo assetto delle funzioni di servizio all’interno del sito in una condizione di maggiore  tranquillità e di coesione  sociale.
Il tutto anche alla luce della dichiarata disponibilità dell’impresa ad aprire in tempi rapidi la trattativa sulla cessione delle aree di proprietà della stessa all’interno del compendio industriale di Terni”.

“Lavoratori e territorio – sottolineano – si trovano  anche in questo caso a dover subire decisioni di dismissioni industriali,  senza aver  tutele normative, in particolare di  livello europeo,  in grado di contrastare o attenuare gli impatti di scelte che appaiono rispondere a mere ragioni di convenienza e strategia interne che però impattano pesantemente sul tessuto sociale e produttivo dell’Umbria.”
Il fatto è che sì è persa da parte di certa imprenditoria di rapina la cognizione che, anche secondo la Costituzione Italiana, la proprietà ha un funzione sociale e che quando la si vuole far perdere unicamente per arraffare maggiori guadagni e non per far fronte a perdite, si giustificherebbero azioni più decise contro quello che è un tabù ben più devastante di tanti altri che si vorrebbero abbattere.

“Nei primi giorni della prossima settimana – concludo la presidente Marini e l’assessore Riommi – convocheremo un incontro urgente con la Provincia ed il Comune di Terni  ed i sindacati per verificare e valutare  opportunità e strumenti per supportare il  reinserimento lavorativo e lo stato di avanzamento dei progetti più importanti per lo sviluppo del Polo Chimico di Terni”.

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