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Respinta dal Consiglio Regionale dell'Umbria la mozione che chiedeva di approfondire la possibilità di chiudere il ciclo dei rifiuti utilizzando i cementifici
cementificio

Dal dibattito in Consiglio regionale dell’Umbria in esito del quale è stato respinta, con 18
voti contrari, 8 favorevoli (Pdl, Lega, Udc) e 1 astensione (Fare Italia), la mozione presentata dai capigruppo di Pdl e Lega, Raffaele Nevi e Gianluca Cirignoni e Fiammetta Modena (Per l’Umbria), che chiedeva l’impegno della Giunta a “valutare, con l’ausilio di un gruppo di studio composto da tecnici anche delle principali associazioni di categoria, la possibilità dell’utilizzo delle cementerie per chiudere il ciclo dei rifiuti in Umbria e di rimettere al Consiglio regionale una dettagliata relazione su costi e benefici, sia economici che ambientali, di tutte le soluzioni possibili”, si è avuta l’impressione che si abbia soprattutto la paura di dover rimettere le mani sul Piano Rifiuti approvato in passato che alla fine aveva ricomposto profonde lacerazioni.

Comprensibile il timore di perdere tempo, sempre che non vi sia la preoccupazione di scontentare chi si è già attrezzato ad investire per guadagnare su quell’alta tecnologia prevista per la chiusura del ciclo che, dicendo pane al pane e vino al vino, significa alta tecnologia di incenerimento, ma che implica anche un qualcosa che in Umbria ha fallito e cioè: intensissima manutenzione di impianti delicati che devono funzionare a pieno regime e devono essere sovradimensionati rispetto al volume dei rifiuti prodotti in Umbria nonché intensissima sorveglianza e responsabilità sui materiali che vengono immessi.

Un qualcosa che preoccupa quando si parla dei cementifici, ma che si pensa non debba preoccupare quando e perchè si parla di "alta tecnologia" di incenerimento.
Da parte sua probabilmente la mozione ha spaventato perchè non si parlava di utilizzare nei cementifci "combustibile da rifiuti" di qualità ma genericamente di rifiuti indifferenziati che sono tutt’altra cosa, anche se attualmente non vi sono impianti in Umbria che producano il cdr-q rispetto ai quali i cementieri non si sono pronunciati, forse perchè in questo caso l’affare sfumerebbe.

Questi comunque gli interventi.
Per Silvano Rometti (assessore all’ambiente): “Ho rappresentato già in Commissione cosa si sta facendo. Sulla mozione dico che il trattamento dei rifiuti attraverso i cementifici è pratica attuabile ed attuata, ci sono pro e contro, è molto diffusa nel Paese, vedi la Puglia di Vendola.
Il punto è che la mozione parla di gruppo di studio ma durante l’iter di formazione del Piano il metodo è stato adottato e l’Umbria ha fatto un’altra scelta. Anche in Consiglio abbiamo ampiamente discusso e sono state fatte scelte su cui la Giunta si sta impegnando. Chiaramente il momento è difficile, specie per le amministrazioni comunali che portano avanti l’attività nel territorio, ma in questo anno di lavoro abbiamo usato molto realismo.
Non è vero che le discariche si chiudono solo in altre regioni. In Umbria da sei ne rimarranno tre.
Realisticamente ci diamo il tempo necessario di attraversare questo periodo in cui realizziamo il Piano. Abbiamo ampliato le discariche in un clima di condivisione sociale. Fra pochi giorni ufficializzeremo i dati del 2011, che danno il 45 per cento di raccolta differenziata. Dati che sono calcolati in modo più rigoroso rispetto ad altre regioni: con il sistema di calcolo della Toscana, ad esempio, saremmo già al 55 per cento. Puntiamo di arrivarci nel più breve tempo possibile.

Il trattamento nei cementifici non è la nostra scelta. Siamo orientati a un sistema impiantistico di alta tecnologia.
L’Ati 2 ha insediato una commissione tecnica per predisporre il trattamento finale dei rifiuti. Fra i soggetti selezionati c’è una agenzia svizzera che ha lavorato nell’impiantistica di Milano, Parigi, Genova. Unico punto è sul riuso dei materiali.
Ci sono infatti 12 milioni di fondi FAS per costruire piattaforme dove utilizzare il materiale differenziato. Annuncio anche che tutta la carta raccolta in Umbria verrà lavorata presso le cartiere di Trevi. Adesso va altrove. Ci sarà una filiera corta per le 50mila tonnellate raccolte in Umbria. Dobbiamo perciò attuare la nostra programmazione”

Per Raffaele Nevi (capogruppo PDL): “ Chiediamo di discutere tutte le soluzioni possibili, posto che con la raccolta differenziata non si riuscirà a smaltire tutto e che si sta andando avanti con la barbara metodologia del conferimento in discarica, mentre tutto il mondo occidentale va nella direzione contraria, essendo chiaro ormai che si tratta di una soluzione troppo impattante per l’ambiente”.

Per Franco Zaffini (Fare Italia): “La mozione di Pdl e Lega non fa una piega perché riconosce che ci sono già tre cementifici che pompano in atmosfera importando il carbone, quindi l’ipotesi va valutata tecnicamente ed economicamente, non politicamente.”
Per Zaffini inoltre “ il documento dovrebbe partire dall’impegno di riaprire il dibattito sul Piano rifiuti, poiché quello attuale è inapplicabile. Prescrive che si individui il luogo, nell’ambito del Comune di Perugia, dove costruire un altro inceneritore, quando tutti sappiamo che non si farà mai ed è meglio così, perché tre ‘camini’ basterebbero se si dovesse smaltire una frazione secca intorno al 10 per cento, ma qui abbiamo buttato la ‘monnezza’ sotto il tappeto mentre le discariche vanno in esaurimento.
Anche il precedente Piano, quello sottoscritto dall’assessore Monelli, che pure era di Rifondazione comunista, prevedeva un ‘camino’ unico a Terni e la possibilità di smaltire nei cementifici, ma fu smentito dal protocollo che la Regione, a guida Lorenzetti, firmò con l’allora sindaco di Gubbio, Orfeo Goracci, che ottenne di non fare mai alcun tipo di termovalorizzazione di qualsiasi rifiuto sul territorio di Gubbio. Una gestione schizofrenica del Piano rifiuti. Per questo chiedo riaprire il dibattito”.

Per Oliviero Dottorini (capogruppo IdV): “La mozione presentata da Pdl e Lega propone uno studio a senso unico, sull’unica modalità del trattamento dei rifiuti nei cementifici, mentre sarebbe stato più corretto valutare tutte le opzioni per la chiusura del ciclo dei rifiuti, a partire dal trattamento meccanico-biologico che purtroppo il Piano dei rifiuti non contempla. Ecco, noi non saremmo contrari per partito preso a incaricare una commissione, formata non dai tecnici delle associazioni di categoria degli imprenditori che magari hanno interessi diretti, ma da tecnici indipendenti, associazioni di consumatori, ambientalisti. In quel caso scopriremmo probabilmente che mettendo a computo tutti i costi e benefici del processo e facendo una valutazione economica, energetica e ambientale, dovremmo arrivare ad assumere il principio rifiuti zero come criterio guida”
Ed inoltre "Il trattamento dei rifiuti nei cementifici pone problemi tecnici: quello dei filtri, delle temperature di combustione, dell’utilizzo delle ceneri e delle emissioni di Co2, di mercurio, di diossine che gli studi più attendibili considerano non tranquillizzanti.”

Per Orfeo Goracci (Prc-FdS): “Non so vedere la mozione presentata dai colleghi di centrodestra come positiva, come ha fatto il collega Dottorini. Mi sembra sia la volontà del presidente di Confindustria, che la ribadisce due volte la settimana sui giornali dei cementieri. Dobbiamo accelerare la realizzazione dei processi virtuosi previsti dal Piano dei rifiuti. E’ necessario ampliare la raccolta differenziata” Ed inoltre “Quando saremo a percentuali relativamente basse, la collocazione della rimanenza potrebbe non essere difficile.
Su argomenti come la salute e la qualità della vita non si transige, al di là di chi amministra. E cemento e termovalorizzazione cozzano contro le caratteristiche ambientali e turistiche di una regiona come la nostra”.

Per Massimo Buconi (PSI): “Riconosco che la mozione di Pdl e Lega ha una buona dose di pragmatismo rispetto a una problematica dalle molte sfaccettature. La Giunta ha mantenuto gli impegni circa il sostenere economicamente la raccolta differenziata per raggiungere gli obiettivi di Piano. Occorre insistere, i risultati stanno venendo. Per noi non è un tabù ragionare sul non caricare il territorio di punti critici per le emissioni. Basta sapere come farlo, farlo bene, guardando alla economicità gestionale ed alla sostenibilità ambientale. Se la discussione nascesse oggi avremmo altre idee, ma mi attengo agli atti di programmazione di questa regione. Il Piano è da rispettare in tutte le sue parti, prevedendo i tempi per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Non possiamo perciò votare a favore della mozione, ma allo stesso tempo dobbiamo individuare il sito perugino per la termovalorizzazione”.
Per Sandra Monacelli (UDC): “Ben venga la proposta di aprire un dibattito che coinvolga scienza e imprenditoria per capire, al netto di costi e benefici, su quali azioni puntare. Serve meno ideologia e più apertura al confronto quindi, ben venga una commissione specifica”.

Per Lamberto Bottini (PD):” Non possiamo ogni due o tre anni tornare sui nostri passi e rimettere in discussione
aspetti condivisi e votati, accettati. Sono previste incentivazioni economiche per favorire l’arrivo a regime degli obiettivi di differenziata, ma non potremo concederle per sempre. E nella fase finale, la chiusura del ciclo non può essere evitata. Dobbiamo essere pragmatici e non ideologici.
In ballo ci sono bandi europei per la migliore tecnologia possibile, distinguendo i gestori per evitare conflitti di interesse. Siamo portatori di un piano avanzato, che si rivolge agli impianti più avanzati. Se i tempi sfuggissero di mano si andrebbe verso altre soluzioni”.
 

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