In passato, erano gli anni 70, la scienza aveva scoperto che ci sono batteri e altri microrganismi in grado di mangiare sostanze inquinanti.
L’esperienza sul campo però era stata una delusione perché dopo un po’ i batteri cessavano di vivere perché evidentemente non bastavano gli elementi che mangiavano.
L’esperienza sul campo però era stata una delusione perché dopo un po’ i batteri cessavano di vivere perché evidentemente non bastavano gli elementi che mangiavano.
Ora un gruppo di ricercatori coordinati da Jan Roelof van der Meer dell’università di Losanna in Svizzera – ha scoperto che le piante possono essere utilizzate per proteggere i batteri dopo che sono stati collocati in ambienti tossici, dando loro un posto dove vivere (le proprie radici) e fornendo nutrienti.
Semi di piante e le radici di alberelli sono state così rivestite con o immersi nei batteri, che poi "crescono con" le piante” ha detto van der Meer. Dopo che le piante si trovano in un sito tossico, ha detto, le radici delle piante forniscono le sostanze nutrienti e la protezione ai batteri. Poiché i batteri sani si moltiplicano spontaneamente e su vasta scala, possono digerire i rifiuti velocemente, una volta che iniziano a prosperare.
Questa tecnica e’ stata ora trasferita con successo dal laboratorio al campo e quindi i batteri potrebbero presto essere utilizzati per la bonifica di aree inquinate da impianti chimici abbandonati, ex basi militari, serbatoi in disuso e altre fonti di inquinamento del suolo e delle acque in tutta Europa.
L’Unione europea, col progetto Bacsin, sta finanziando la ricerca
Semi di piante e le radici di alberelli sono state così rivestite con o immersi nei batteri, che poi "crescono con" le piante” ha detto van der Meer. Dopo che le piante si trovano in un sito tossico, ha detto, le radici delle piante forniscono le sostanze nutrienti e la protezione ai batteri. Poiché i batteri sani si moltiplicano spontaneamente e su vasta scala, possono digerire i rifiuti velocemente, una volta che iniziano a prosperare.
Questa tecnica e’ stata ora trasferita con successo dal laboratorio al campo e quindi i batteri potrebbero presto essere utilizzati per la bonifica di aree inquinate da impianti chimici abbandonati, ex basi militari, serbatoi in disuso e altre fonti di inquinamento del suolo e delle acque in tutta Europa.
L’Unione europea, col progetto Bacsin, sta finanziando la ricerca







