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Una soluzione al problema di quale comune indicare come luogo di nascita potrebbe disinnescare in parte le proteste contro la chiusura dei punti nascita in Umbria
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Come è noto quando si nasce in un ospedale o comunque fuori dal comune di residenza sul certificato di nascita apparirà il luogo ove si è materialmente nati, anche se v’è la possibilità di indicare alla nascita il Comune presso cui poi chiedere i documenti.
Il legislatore nazionale s’è preoccupato unicamente di facilitare gli adempimenti burocratici ma ha fino ad ora omesso di tenere in considerazione il senso di identità territoriale dei genitori, probabilmente in considerazione del fatto che di fronte a due diverse indicazioni da parte di madre e padre, non si sarebbe saputo a chi dar ragione.

I tuderti per vari anni hanno mal sopportato di dover nascere e risultare nati a Marsciano e probabilmente ora lo stesso accade nella città del Nestore.
Ma questo fatto è, per molti, fondamentale quando si tratta di chiudere un punto nascita, anche se probabilmente il problema è più sentito dalle vecchie generazioni che non dalle nuove le quali puntano al luogo ove c’è un ostetrico di loro fiducia, per cui dall’oggi al domani il numero di parti può variare enormemente al variare del grado di  fiducia.

Ma resta un problema tant’è che ha richiamato l’attenzione del capogruppo regionale dell’Udc, Sandra Monacelli

La consigliera, preso spunto da una “protesta del sindaco di Assisi sulla chiusura del punto nascita del nosocomio della città seraficamette al centro del dibattito politico due argomenti "sui quali la Giunta non può e non deve fare spallucce, ma aprire finalmente un confronto serio in sede di Consiglio regionale dell’Umbria."

Monacelli ritiene che la razionalizzazione dovrà essere effettuata “senza nascondersi dietro meri criteri numerici ma dovrà entrare a far parte “a pieno titolo della riforma complessiva della sanità regionale, tantissime volte annunciata, ma finora neanche discussa, e tenendo conto delle singole peculiarità che caratterizzano gli ospedali umbri”.
 
Monacelli pone ovviamente anche il problema riguardante “la facoltà di poter registrare i nuovi nati nel comune di residenza dei genitori a salvaguardia dell’identità delle nostre città”, non tenendo conto che il più delle volte i genitori sono due e non sempre risiedono nello stesso Comune a meno che in cuor suo non abbia già un’idea precisa chi far prevalere in caso di diversità e discordanza.

In vero in Parlamento esiste una proposta di legge dell’Idv
secondo la quale i genitori potranno insieme stabilire se il Comune di nascita del figlio o della figlia debba essere quello nel quale sono residenti entrambi o soltanto uno dei due, in caso risiedano in due Comuni diversi.
Se i genitori non dovessero trovare un accordo, il luogo di nascita sarebbe il Comune nel quale è avvenuto il parto.
La proposta prevede anche che se il figlio o la figlia viene riconosciuto solo dalla madre o dal padre, il luogo elettivo di nascita è il luogo di residenza del genitore che effettua il riconoscimento di filiazione.
 

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