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Nuovo appello di Confcommercio Umbria ai Comuni perchè risparmino il settore albergiero dall'applicazione della tassa
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In Italia ci sono sicuramente molte risorse economiche che sono veramente “improduttive” per esempio tante congelate nella mera speculazione finanziaria.
Sono improduttivi, per l’economia italiana che ne viene impoverita, anche certi acquisti di beni all’estero, tipo i famosi aerei americani che però si ritengono necessari per motivi non economici.

Ma le spese che lo Stato fa in Italia, anche se sono inutili a fornire beni e servizi veramente necessari, quanto meno mettono in circolazione denaro a favore delle famiglie che quindi possono spendere.
Una soluzione non certo ottimale e che non si dovrebbe attuare per tempi lunghi, ma che in tempi di recessione potrebbe essere un “volano” per far ripartire l’economia, senza escludere ovviamente che, ove possibile e senza soluzione di continuità, i volumi di spesa improduttiva vengano dirottati su quelle più produttive

D’altronde uno dei mezzi che gli Usa utilizzarono per superare la famosa crisi del ’29 fu il tipico esempio di quelle che adesso molti chiamano “spese improduttive”.
Moltissimi americani furono assunti dallo Stato: metà per scavare buche nel terreno e l’altra metà per riempirle. Più inutili di così……….

Ma Confcommercio dell’Umbria, l’organizzazione di chi sarebbe il primo beneficiario di una maggiore circolazione di moneta, chiede “provvedimenti concreti ed efficaci di taglio alle spese pubbliche improduttive.”
Cosa buona e giusta per chi di queste spese non beneficia, ma il commercio non sembra che possa essere tra questi, a meno che non si riferisca alle elargizioni a favore di chi poi imbosca i soldi nelle borse o all’estero o sotto il cassico mattone.

In vero Confcommercio sembra interessato ad altro e l’apertura dell’appello sia solo una frase di stile buona in tutte le occasioni.
Scrive, infatti, il suo Presidente regionale “Si continua a chiedere sacrifici alla gente e alle piccole imprese, ma non abbiamo ancora visto provvedimenti concreti ed efficaci di taglio alle spese pubbliche improduttive
Con l’istituzione dell’imposta di soggiorno, si vuole imporre agli imprenditori del settore ricettivo un ruolo da esattori per conto degli enti locali, con il rischio più che concreto che queste risorse, ulteriormente sottratte ai consumi, finiscano nel grande calderone dei Comuni e non siano poi destinate allo sviluppo del turismo e quindi dell’economia del territorio. Sulla destinazione di queste risorse, nel caso i Comuni restassero sordi alle richieste delle imprese, vogliamo comunque dire la nostra”.

Aldo Amoni, presidente della Confcommercio dell’Umbria, ribadisce il NO della organizzazione alla ipotesi di introduzione dell’imposta di soggiorno e sostiene così le ragioni delle categorie più colpite, già espresse da tempo da Federalberghi e Faita regionale.
L’approvazione da parte del Consiglio regionale dei parametri necessari alla definizione dei Comuni turistici, come chiarito dall’assessore regionale al turismo Fabrizio Bracco, era un atto dovuto, legato al cambiamento della normativa di riferimento e non rappresenta in alcun modo un “via libera” all’applicazione dell’imposta di soggiorno, la cui responsabilità ricadrà dunque interamente sulle amministrazioni comunali”, aggiunge Amoni.

“In Umbria alcuni Comuni hanno già affermato la loro contrarietà; molti altri stanno a guardare, indecisi sul da farsi.
Noi continuiamo a ripetere che questa operazione porterà più svantaggi che benefici all’economia dei territori.
Se i Comuni pensano di rimpinguare le loro casse in questo modo stanno sbagliando strada.  Chiediamo ai Comuni dell’Umbria di riflettere attentamente sui costi e le opportunità, rimandando semmai al prossimo anno l’introduzione di una misura che è destinata senz’altro a danneggiare il turismo e impoverire l’economia regionale.
Ogni decisione – sottolinea con forza il presidente Aldo Amoni – non può essere assunta senza un confronto preliminare, serio e senza pregiudizi, con le categorie più direttamente coinvolte”.

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