Scossa di magnitudo 2.3 alle tre e ventidue di ieri notte sotto l'Appennino umbro marchigiano
acquaytue123

L’attenzione è ancora giustamente centrata sulle zone emiliane a ridosso dell’Appennino colpite da scosse di terremoto, che non si placano dopo quella catastrofica, ma la catena montuose mostra segni di instabilità anche più a sud: in Umbria.

Dalla profondità dell’ipocentro  dalle parti di Fabriano – 61,6 km – più che dalla intensità – magnitudo 2,3 – della scossa delle 3.22, che ieri mattina è stata registrata nel distretto di Gualdo Tadino, si deduce che l’Appennino sembra irresistibilmente attratto dalle pianure ad est che, secondo alcune teorie, si muovono verso i Balcani lasciando alla loro spalle un “vuoto” che, come in Emilia, prima o poi s’ha da colmare.

Eppure l’Italia di mezzo e con essa l’Umbria sembra esclusa da rischi imminenti secondo una “previsione” del direttore del centro di ricerche dell’Enea di Bologna il quale, interpellato dal Tgr Leonardo, ha affermato che dopo Ferrara a fare paura sarebbe il sud, Sicilia e Calabria in particolare, in un arco di tempo che va da pochi mesi ad un anno, forse anche due.
Una previsione che, relativamente alle zone emiliane, sarebbe stata consegnata, ancor prima del sisma emiliano, da un gruppo di studiosi internazionali alla Commissione Grandi Rischi Italiana, dando come tempo massimo per la crisi sismica il mese di settembre, con ciò sbagliando di tre o quattro mesi.
Una notizia che ha avuto vari commenti sarcastici, ma nessun commento dalla citata Commissione grandi rischi.

 

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