Il sistema produttivo umbro punta sull'export per reggere lo scontro con la crisi ma i clienti nazionali e regionali pagano sempre meno puntualmente
debiti

I dati del primo trimestre dell’economia umbra mostrano due facce come Giano bifronte.
Da un lato le imprese cercano di resistere alla crisi puntando sull’export, ma il mercato domestico si mostra sempre più in difficoltà soprattutto sul versante dei clienti.

Secondo i dati resi noti dall’Istat l’Umbria nel primo trimestre ha fatto registrare un incremento delle esportazioni del 5,8% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente che è leggermente più alto (0,3%) di quello medio italiano.

Sono state merci per 937 milioni di euro andate all’estero contro gli 885 milioni del  primo trimestre 2011 ed i 910 dell’ultimo dello scorso anno.
E l’esportazione si è rafforzata verso i paesi extra Ue mentre quella europea è in calo, ciò potrebbe significare che l’export s’è avvantaggiato della flessione nella quotazione dell’euro contro il dollaro.
A “tirare” di più i prodotti agricoli e legati alla pesca (+49,9%), per quelli «farmaceutici, chimico-medicinali e botanici» (+88%)

Ma a queste luci fa da contrasto il fatto che, sempre nel primo trimestre 2012, sono esplosi i “non pagamenti”con un incremento del 16,8% rispetto all’analogo periodo del 2011, nei protesti di assegni e cambiali a quasi 500 imprese, che è il doppio percentualmente di quanto avvenuto nella media italiana e record nazionale assoluto
Un dato grave perchè la maggior parte delle imprese umbre sono piccole e non hanno accesso al mercato internazionale e quindi non possono compensare le perdite con l’export.

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