Stesso provvedimento per altri due bracconieri sorpresi nella zona del Lago Trasimeno in un'attività illegale che sta crescendo e fa correre rischi per la salute dei consumatori di carne
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Mentre ancocora infuria la polemica sulla caccia al cinghiale e le regole previste nel calendario ventario dell’Umbria, c’è chi le regole, o meglio le non regole, cerca di farsele da solo ma non sempre gli va bene.
Nel corso delle attività di osservazione e controllo del territorio, mirate alla prevenzione e repressione del  fenomeno del bracconaggio, gli agenti della Polizia Provinciale del Comprensorio del Trasimeno hanno fermato due persone che, con l’ausilio di due fucili calibro 12, avevano abbattuto un cinghiale nelle campagne del marscianese.

I due sono stati denunciati a piede libero all’Autorità Giudiziaria per aver cacciato in periodo di divieto generale, mentre i fucili e l’animale ucciso sono stati sequestrati e posti a disposizione della  Magistratura.
Sono in corso ulteriori indagini per chiarire tutti i contorni della vicenda.

Quest’ultima operazione antibracconaggio, messa a segno dagli uomini coordinati dal Ten.  Nerio    Buttiglia, è arrivata subito dopo un precedente blitz, condotto dagli stessi Vigili Provinciali del Comprensorio del Trasimeno, i quali avevano bloccato in flagranza di reato, altri due bracconieri, che sempre di notte e armati di una potente carabina dotata di silenziatore e visore notturno, erano intenti a dare la caccia alla specie cinghiale.

Il bracconaggio, fenomeno particolarmente insidioso perché poco appariscente, risulta essere, in base ai dati,  in aumento.
Esso è strettamente legato alla vendita illegale della carne dei selvatici abbattuti di frodo, che ovviamente fuori dal canale ufficiale di controllo operato dagli apparati delle USL, rischia di finire sulle tavole di cittadini inconsapevoli dei rischi derivati dal consumo di carne non controllata e verificata preventivamente.

Rispetto al consumo di carne di cinghiale, infatti,  il problema maggiore è rappresentato dall’aspetto igienico-sanitario, nella fattispecie dalla “trichinellosi”, malattia parassitaria degli animali che può colpire anche l’uomo.
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n relazione a tale evidenza, già da tempo, nel territorio della nostra Regione, la normativa sanitaria del settore prevede che i cacciatori di cinghiali debbano obbligatoriamente sottoporre alcuni tessuti biologici di ogni singolo capo abbattuto al test  trichinoscopico, prima del consumo delle carni.

Questo commercio illegale di carne, visto anche l’attuale periodo di crisi economica, spesso risulta essere, per i bracconieri, un vero e proprio secondo lavoro, divenendo così fonte di reddito.
La Polizia Provinciale proseguirà nel suo impegno volto alla tutela e difesa della fauna selvatica, aumentando il controllo e la vigilanza del territorio al fine di prevenire e reprimere il fenomeno della caccia di frodo.

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