Anche dopo la chiusura dell’impianto, infatti, tutte le campagne di analisi (compiute da molti soggetti, dall’Arpa all’Università) hanno smentito qualsiasi allarme circa inquinamenti di terreni e di falde acquifere.
E parla di “scandali”. Quali? Sia preciso.
Sa qualcosa che noi non sappiamo o ama solo spararle grosse? Lo scandalo starebbe, forse, nel rispettare le norme e le procedure previste dalla legge?
È sconcertante, e si commenta da solo, che rappresentanti istituzionali professino il valore della legalità (e se ne riempiano la bocca) solo per le leggi che piacciono a loro.
Le altre possono essere violate? E se ci sono scandali perché una coscienza tanto sensibile si occupa del tema meno di una volta all’anno e “a chiamata”?
Parlando di “una situazione ambientale che ha superato ogni limite” dovrebbe portare cifre, dati di fatto, risultati di analisi.
Sennò su cosa si basa per dirlo?
Si può essere tanto superficiali come lo fu chi denunciò pozzi inquinati, in una zona sprovvista di depurazione civile, senza mai aver fornito alle autorità competenti i risultati delle analisi che si diceva essere state effettuate?
E non dando quindi modo di verificare, in contraddittorio, le reali cause di tali inquinamenti, non di rado imputabili proprio ai proprietari dei pozzi (e dei terreni) sui quali quei pozzi insistono.
Gli oppositori dell’impianto consortile di Olmeto hanno per anni sostenuto che bisognava passare agli impianti aziendali. Ora che ne parte uno alcuni di loro scoprono che non vanno bene neppure questi e siccome non trovano più udienza sul territorio, corrono a chiedere aiuto all’alfiere delle dichiarazioni facili.
E per spiegare queste imbarazzanti capriole ricorrono a iperboli, come la distinzione tra depuratori e impianti a biogas. Una distinzione che non esiste da nessuna parte perché dire che bisogna depurare impedendo che a questo processo si abbini la produzione di energia è, oltre che sbagliato sul piano ambientale in quanto si sprecano risorse recuperabili, insostenibile sul piano tecnologico ed economico.
È solo un modo ipocrita e non esplicito di dire ciò che in realtà si pensa e cioè che gli allevamenti debbano chiudere.
Questa Amministrazione non condivide tale prospettiva e anzi, anche grazie al nuovo regolamento sulla tenuta delle stalle, sta lavorando, con risultati concreti, alla loro più elevata sostenibilità.
La stessa opposizione locale su questo ha da poco, anche pubblicamente, espresso idee diverse, dividendosi.
Qualcuno, invece, la cui presenza politica non avrebbe ragione di esistere senza tale argomento, sta tentando una sorta di “accanimento terapeutico”, incurante del fatto che siamo in una fase diversa sia sul piano politico locale che su quello economico e sociale.
Dottorini chiama in causa Comune e Regione per risolvere i problemi aperti, non conoscendo (né volendo probabilmente farlo) quali davvero essi siano, né le azioni che si stanno compiendo, non da oggi, e i progetti che speriamo, tra poco, potranno partire. Quindi di cosa parla? Cosa ne sa? Poco o nulla.
Dottorini abbia rispetto per Marsciano, per i suoi cittadini (tutti, non solo per quei 3 o 4 che lo cercano) e per le forze economiche che non hanno bisogno dei suoi insegnamenti ma di sostegno in una fase tanto difficile.
Faccia la propria parte di Consigliere regionale e proponga, con atti, di cambiare le norme che non gli piacciono e se non ci riesce ne tragga le conseguenze. Ai Consiglieri regionali questo, in primis, compete.













