Per entrare più nel dettaglio, le due organizzazioni propongono l’istituzione di un Albo regionale delle sagre di qualità, il divieto dei servizi di prenotazione e asporto, la riduzione a 5 giorni del periodo in cui in ciascuna località possono essere effettuate sagre e feste paesane, l’estensione delle funzioni di controllo alla Polizia provinciale oltre che ai Comuni, la riduzione dei piatti da somministrare, l’obbligo di utilizzare fornitori del territorio e di valorizzare la manifestazione con eventi diversi dalla semplice somministrazione
Bastioli ha inoltre rimarcato il ruolo che in tutti questi anni le Sagre, le feste paesane, le manifestazioni culturali, politiche, religiose, sportive e di volontariato hanno rivestito in termini di valorizzazione del territorio, preservazione delle tradizioni locali e che la loro attività nelle frazioni, nei paesi e nei quartieri sono uno dei più importanti strumenti di integrazione, controllo e tenuta sociale che la società umbra può vantare.
Il capogruppo ha infine ribadito che i proventi di tali manifestazioni vengono sempre reinvestiti in opere e attività di carattere sociale, di beneficenza, culturale e che, per le stesse amministrazioni comunali, rivestono un importante ruolo di partnership nella gestione del territorio e delle politiche socio-culturali dello stesso.
L’assessore Bertini, nel rispondere all’interrogazione, pur comprendendo che alcuni elementi di criticità sollevati dalle associazioni di categoria come la durata oltre i 10 giorni delle manifestazioni e delle sagre possono avere una loro ragion d’essere, si è comunque dichiarato critico verso l’impianto di riforma proposto, considerato troppo rigido e punitivo per chi organizza questi eventi.
L’assessore Bertini ha infatti ricordato il ruolo che manifestazioni del genere giocano nella conservazione e promozione del tessuto sociale e culturale dei nostri territori e proprio su questo versante si è dichiarato comunque favorevole all’introduzione di norme che favoriscano sempre più l’utilizzo di prodotti tipici del territorio.
Ma gli aspetti più restrittivi della proposta di riforma, come la limitazione a 5 giorni – ha concluso Bertini – sono assolutamente da rigettare poiché rischiano di far scomparire dal territorio provinciale un ulteriore elemento di aggregazione e di socialità che si va ad aggiungere al già grave danno arrecato alle città e alle frazioni dai tagli ai servizi quali gli uffici postali, i tribunali, ecc”.
Forse il problema diventerebbe meno acuto se qualcuno si decidesse a fare un’indagine sui frequentatori delle sagre a cui dovrebbe essere posta una semplice domanda " se non potessi venire alla sagra, stasera dove andresti?"













