Controverse affermazioni del ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, parlando della questione Province mentre al "problema" si applica anche il senatore Benedetti Valentini
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Una doccia  sostanzialmente fredda è quella che ha comminato a Terni il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi parlando della questione Province, anche se l’acqua usata non è proprio gelata e si può, col tempo riscaldare.

Nella sostanza il Ministro, confermando l’orientamento espresso dal suo ufficio legislativo con una circolare, ha detto che in questa fase di applicazione della spending review non si può fare in Umbria l’ipotizzato riordino per salvare la Provincia ternana.

Peraltro, parola di Ministro – ma non quello preposto al problema – , con la soppressione delle Province non ci dovrebbe essere automaticamente la soppressione di questura, prefettura e altri uffici periferici dell’amministrazione statale.
In effetti, in passato s’era parlato per le Province più piccole solo di un declassamento dei titolari.

In ultimo, secondo Filippo Patroni Griffi, il processo di modifica delle circoscrizioni provinciali od istituzione di nuove Province ai sensi dell’articolo 133 della Costituzione non si tocca, solo che prevede un procedimento diverso da quello che si sta seguendo oggi in Umbria e che è quello dell’iniziativa dei comuni.

Terni quindi potrà rinascere, ma dovrà convincere altra parte dell’Umbria e nel frattempo potrà valutare quanti dei presunti disastri di cui si parla si realizzeranno davvero, con un assessore regionale ( Rossi ) che non crede alla possibilità di scindere la sopravvivenza della Provincia di Terni da quella degli uffici statali e con ciò “drammatizza” il problema.

Sull’argomento il senatore Domenico Benedetti Valentini (PdL), sembra avere le idee chiare, come sulla questione tribunali (sic!).
Lo stesso ha presieduto ad Orvieto una riunione di amministratori locali del PdL, per definire di un punto di vista chiaro e coerente del centrodestra orvietano sul riassetto istituzionale di cui si parla.
Punto di vista che si prefigge "i seguenti obiettivi:
a) dato per scontato che l’Umbria avrà una sola provincia, il capoluogo della provincia umbra dovrebbe essere Terni; sia per limitare i danni che questa città subirebbe dalla perdita della provincia, sia per un riequilibrio tra le due principali città della regione, avendo Perugia già molto ricavato dal ruolo di capoluogo regionale;
b) l’unione dei comuni dell’Orvietano dovrebbe essere realizzata al più presto e dovrebbe essere utilizzata il più possibile dai comuni del comprensorio per l’esercizio delle loro funzioni; l’unione compenserebbe così col suo peso istituzionale il modesto peso demografico;
c) l’unione dei comuni dell’Orvietano dovrebbe guardare alla Tuscia viterbese per una collaborazione che preluda all’uscita dall’Umbria; sempreché non prenda piede il riordino delle regioni e quindi la prospettiva di una macroregione che includa l’intera Tuscia, la Toscana e parte dell’Umbria, in pratica il nucleo principale dell’antica Etruria."
Meno ovviamente il ducato di Spoleto.
 

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