Il Professor Lamberto Briziarelli, consulente scientifico dell’Osservatorio provinciale sull’ambiente e la salute e membro del Direttivo di Legambiente Umbria intervenendo su qualità dell’aria e salute nella Conca ternana, nel corso di una polemica col consigliere regionale Stufara ha fatto alcune considerazioni sulla “salute” dell’area ternana.
Come anche su questo sito avevamo più volte segnalato il professore ritiene opportuno indagare “sulla triste sorte dei lavoratori impiegati nelle industrie ad alto rischio e sui cittadini che vivono all’intorno delle suddette, essendo esposti – sia pure in misura minore – alle emissioni in atmosfera , controlli più mirati alle situazioni più a rischio non limitandosi ad indagini per circoscrizioni amministrative.
Briziarelli ricorda che,” sulla situazione ternana, già prima della creazione dell’Osservatorio, erano stati presentati due rapporti frutto di ricerche dell’Università di Perugia sulla conca-ternana (sempre con il contributo dell’Amministrazione provinciale) relative agli anni 1981-84, 1991-94, ai quali sono seguiti il rapporto PACT 2, relativo al periodo 2001-2004 e quindi il primo rapporto dell’Osservatorio 2004-2008.
In questi scritti è riportata la riflessione derivante dalla storia trentennale prima della sola Conca e poi dell’intera provincia, da un osservazione scientifica attenta e scrupolosa.”
“La situazione risultante dopo questo lungo periodo di osservazione può essere sintetizzata brevemente in quanto detto nell’ultimo rapporto (2009) che viene confermata sostanzialmente da quello che sarà presentato appena l’Amministrazione provinciale riterrà di farlo: la mortalità per tumori cala in tutta la provincia, nelle sei aree geografiche in cui la provincia è stata suddivisa, nell’ASL 4 e nei tre distretti sanitari in cui essa è suddivisa: l’incidenza dei tumori, ovvero i nuovi casi nei viventi, nell’ultimo quindicennio nel complesso mostra una tendenza stazionaria e, nei tre distretti, in calo a partire dal "94-98.
Venendo al comune di Terni la situazione è assai diversa da quella presentata dalla stampa e dai quei politici che male interpretano i dati riportati nella ricerca Sentieri e precisamente: (come è detto chiaramente nel rapporto dell’Osservatorio presentato nel 2009) in alcuni comuni della provincia, Terni in particolare, ci preoccupa l’aumento di alcuni tumori come quelli del polmone, della vescica, del colon retto, i linfomi sia nei maschi che nelle donne; per queste ultime l’aumento dei tumori della mammella è senza dubbio da attribuire all’introduzione sistematica della diagnosi precoce.
Gettiamo tuttavia uno sguardo dentro ai dati pubblicato dal nostro Registro regionale dei tumori, sempre rispetto a Terni, relativamente ai due quinquenni 1998/2003, 2004/2008.
Nel primo caso l’insieme dei tumori osservati è inferiore a quelli attesi, sia nei maschi che nelle femmine, mentre nel secondo abbiamo un aumento di 3 % di tumori nei maschi e di 4 nelle donne.
Ciò dimostra che siamo in una fase sostanzialmente stazionaria,nell’arco del decennio; purtroppo – questo è il dato da rilevare, il dato non deriva da una fase di stanca di tutte le neoplasie ma dal fatto che molti tumori, la maggior parte calano, mentre altri che abbiamo però già individuato continuano a crescere, sia pure non di molto.
Vediamo nel dettaglio.
Il colon retto che aveva nel primo quinquennio un incremento di tumori del 3 /4 % nei maschi e nelle femmine, nel 2004-2008 cresce ancora un po’ nei maschi in età inferiore ai 64 anni mentre è in calo nelle femmine; i tumori del polmone e dei bronchi sono in calo negli uomini, pur rimanendo sempre al di sopra dell’atteso, mentre aumentano considerevolmente nelle donne; i linfomi non Hodgkin aumentano nei maschi mentre nelle femmine scendono al disotto dei casi attesi; i tumori della tiroide aumentano negli uomini e nelle donne oltre i 65 anni; aumentano i tumori della vescica in entrambi i sessi, in modo significativo solo nei maschi ultra 65enni.
Sono da considerare preoccupanti, anche se per numeri assai piccoli, i mesoteliomi che aumentano particolarmente nei maschi al disotto dei 64 anni e nelle femmine oltre i 65, nonché i tumori della pelle che, pur calando nel secondo quinquennio rispetto al primo, sono ancora abbastanza alti rispetto all’atteso.
Come si vede, in conclusione, senza entrare in ulteriori spiegazioni rispetto all’interpretazione da dare ai dati, tenendo conto che un tumore dal suo inizio alla sua diagnosi da parte di un medico passano di norma oltre dieci anni, a volte anche di più, la situazione è esattamente quella che avevamo decritto nel 2009 e si ripresenta con le stesse caratteristiche nel rapporto odierno.
Nessuna minimizzazione o sottovalutazione del rischio!
Rimangono nell’area ternana fattori di rischio cancerogeno, identificabili nelle emissioni industriali, nell’inquinamento da traffico autoveicolare e in inverno dal riscaldamento, nel fumo di sigaretta, nell’alimentazione: idrocarburi cancerogeni. ozono, composti organici volatili, polveri,residui di pesticidi ed altri prodotti usati in agricoltura, fibre vetrose, ecc. Altri ancora non evidenziati.”
“Senza fare polemiche con altri ricercatori, non possiamo tuttavia tacere dei moltissimi dati esistenti nella nostra regione sulla situazione dell’inquinamento dell’aria, delle acque, dei suoli. E’ tutto sul sito della provincia di Terni e dell’ARPA.
Come anche nelle pubblicazioni dell’Osservatorio e della Cattedra di Igiene a Terni, di altri Istituti dell’Università di Perugia. Ma soprattutto del Registro tumori, finanziato – giustamente ed opportunamente- dall’Amministrazione regionale.”
Briziarelli accusa poi il capogruppo del PRC di aver detto “una cosa non solo non vera ma pure grave è a proposito dei tumori intestinali, quando improvvisamente smette la sua veste di politico e si pericola a discettare sui tumori del colon retto, mettendo in forse ciò che dice l’Osservatorio avrebbe affermato a proposito della causa degli stessi, affermando che essa non sarebbe di origine e alimentare, poiché il consumo della carne è diminuito mentre i tumori crescono.
Lasci ad altri di fare il loro mestiere e si informi meglio sui fattori di rischio per i tumori intestinali e sappia che affinché uno di tali tumori insorga e si presenti all’osservazione dei medici occorrono diversi anni, dieci e forse più. Se avesse letto i rapporti dell’Osservatorio avrebbe visto cosa si dice esattamente in proposito. O si affidi a consiglieri più attenti e più preparati in materia.
Vorrei infine ricordare al consigliere Stufara che da anni ripetiamo che un grosso buco esiste nelle attività di prevenzione intraprese dai servizi della regione, sanitari e non: l’ignoranza quasi totale di ciò che c’è in quello che mangiamo. Lo ringrazieremo molto se, accanto alle proposte suddette, vorrà aggiungere anche questa, impegnandosi poi a farla concretamente realizzare.
Una parola infine sui così detti inceneritori, e la loro ricaduta sulla delle persone e dell’ambiente che hanno riaperto a Terni, non senza ragioni, una nuova ondata di proteste. Non ho molto altro da aggiungere a quanto dichiarato e scritto da Legambiente e da me sottoscritto e anzi consigliato come membro del Direttivo regionale della stessa associazione.
Ricorderò solo che, da stime della Provincia di Terni, convalidate da Arpa, su circa 800 chili di polveri prodotte giornalmente a Terni i tre "inceneritori" di Maratta, quando ancora erano tutti e tre in piena funzione, producevano poco più del cinque percento.
E che dalle indagini numerose di ARPA la diossina, nell’aria e nel suolo di quell’area era pressoché assente, inferiore ad altre aree del territorio.
Come pure bassi, sempre in quell’area, erano i livelli di COV e di IPA. Se fossero state lette le pubblicazioni di Arpa o quelle del CNR di Perugia, o solo i dati sul sito di Arpa, si sarebbe potuto vedere lo stato dell’aria, nelle varie zone di Terni e farsi un’idea più precisa della situazione.
Ciò stava a dimostrare, per dirla in maniera semplice, che a Terni, città con più di cento camini industriali, con un traffico oltre la media nazionale, con poche abitazioni costruite o ristrutturate per rispettare parametri di efficienza energetica, l’influenza del così detto polo di incenerimento contribuiva in maniera percentualmente non rilevante all’inquinamento complessivo. Questo però non mi ha impedito né tanto meno ha impedito a Legambiente di dire, anche su mio consiglio, un chiaro e forte NO agli inceneritori perché inutili, costosi e anche dannosi per la salute.”













