I dati della Provincia di Perugia se da un lato testimoniano dell'efficienza ed efficacia dei servizi sanitari che contrastano le conseguenze più gravi dell'uso di droghe, segnalano l'esigenza di mettere in campo strategie differenziate per tipo di consumatore
overdose

Nella sola provincia di Perugia nel 2011 gli interventi sanitari hanno salvato da morte 178 persone in overdose da stupefacenti.
Un risultato importante se non fosse che le 23 morti che si sono registrate sono comunque un tributo troppo grande pagato per un fenomeno che, come ha anche detto il Prefetto Cardellicchio, alimenta i profitti della criminalità organizzata e oltre che costituire più che una minaccia alla qualità di vita sia dei tossicodipendenti, anche quelli che usando droga si ritengono normali, che delle loro famiglie.

E coloro che usano la droga non sono certamente pochi se la punta dell’iceberg, quelli che vengono “pizzicati”, è a quota, per il solo 2011, 440.
Valutazione che trova conferma dal numero di quanti si rivolgono al Sert il quale ha un’attività molto più alta della media italiana.

La criminalità non ha quindi bisogno di cercarsi i consumatori, ce ne sono tanti che può prosperare senza tanta fatica e quando le fila vengono decimate dall’azione delle forze dell’ordine è facile trovare i rimpiazzi.
E’ necessario quindi prioritariamente convincere la “domanda”, ritiene la Prefettura che si prefigge di portare avanti un programma che riesca a convincere della stupidità dell’uso della droga, con una regia unica dell’azione di enti locali (Regione, Provincia e Comune capoluogo), Forze dell’ordine, Ufficio Scolastico Regionale ed USL 2.

Sostanzialmente si vorrebbero “isolare” dal fenomeno le frange per le quali è più facile il recupero cioè: i così detti “consumatori non problematici”, cioè quei soggetti che, pur avendo l’abitudine di consumare sostanze psicoattive, non versano in condizioni di dipendenza patologica e mantengono un elevato grado di inserimento sociale, scolastico e lavorativo al punto da non percepire come problematico il proprio stile di consumo.
Verso questi soggetti, quindi, approntare percorsi di uscita dalla esperienza di consumo o comunque di modificazione che servirebbero a contenere in ambiti sempre più ristretti gli attori criminali

condividi su: