Tanti di quelli che nel dopoguerra cercarono all’estero il lavoro riuscirono con immensi sacrifici a mandare i soldi per sfamare le proprie famiglie, consentendo così una prima ripresa dell’economia nazionale.
Poi tornarono coi loro risparmi e diedero un ulteriore impulso.
Ora ad emigrare è gente con un più alto livello di istruzione ma che non sembra, per molta parte ancora, aver bisogno di far tornare in Italia capitali finanziari.
Ma che è disposta ad aiutare la terra d’origine.
Secondo un’indagine condotta da ITalents, infatti, ben l’86% degli espatriati (addirittura oltre il 90% nella fascia di età tra i 30 ed i 34 anni e con titolo di studio elevato) dichiara di essere disponibile a collaborare, fornendo la propria esperienza e le proprie competenze, ma soprattutto quella voglia di esplorare sentieri sconosciuti, di cui gli umbri hanno tanto bisogno, per contribuire alla crescita e al miglioramento del proprio paese d’origine.
Adesso, come allora, per rimettere in moto il nostro tessuto economico e sociale è necessario coinvolgere anche chi ha scelto di partire per costruire altrove il proprio progetto di vita.
BrainBackUmbria, un’iniziativa di Agenzia Umbria Ricerche finanziata nel quadro del Fondo Sociale Europeo per valorizzare la presenza di umbri in tutto il mondo a beneficio del sistema regionale, ha l’ambizione di:
riattrarre talenti in Umbria: favorire il loro ritorno e fare in modo che sia un ritorno di successo. Il progetto mette a disposizione di chi sceglie di tornare strumenti finanziari per la fase di start-up, percorsi specialistici di formazione, incubatori d’impresa, consulenze specialistiche;
In questo modo, le imprese umbre che intendono internazionalizzarsi, accedendo ad un’area riservata (attualmente in costruzione) potranno usufruire delle informazioni sugli emigrati umbri che si trovano all’estero, con l’obiettivo di trovare i profili che meglio rispondono alle proprie esigenze;













