Carmelo Musumeci, un ergastolano fino a pochi mesi fa a Spoleto, protesta pubblicamente per i paventati trasferimenti da un carcere all'altro che non terrebbero conto delle leggi che li regolano
carcere


Sugli uomini in carcere si scontrano diverse correnti di pensiero
sostanzialmente divise tra quelle che privilegiano il dettato costituzionale:  il carcere deve tendere alla rieducazione del detenuto e quelle che privilegiano la difesa della società e dei cittadini dalle potenziali, perché già manifestatasi, pericolosità dei detenuti.

Su una cosa la maggioranza sembra d’accordo: i detenuti non sono animali e la pena, che pur deve esserci, non deve trasformarsi in tortura.
Da qui la poca comprensione del fatto che non ci siano carceri sufficienti a contenere in modo “umano” tutti i reclusi ed il rifiuto ad operazione di liberazione anticipata sol perché non c’è spazio a sufficienza e il detenuto ha mostrato una buona condotta, ritenuta molto meno che redenzione.

Una forma, se non di tortura, per lo meno di apparente scarsa aderenza alle leggi attuali è stata segnalata da un ergastolano che ha, a lungo soggiornato, in Umbria, in quel di Spoleto, che pone con una lunga lettera una questione che non sembra priva di alcuni fondamenti, almeno per coloro che riescono a pensare alle pene carcerarie senza intendere vendetta.

L’auto definitosi “ uomo ombra” Carmelo Musumeci così ci scrive:
Sono sedici anni su ventuno che sono sottoposto al regime/circuito AS1 (ex E.I.V.).
Contro questo regime ho vinto anche un ricorso alla Corte europea, (Musumeci contro Italia,  ricorso n. 33695/96) ma certi  funzionari…..,con la circolare (3619/6069) del 21 aprile del 2009,  hanno cambiato il nome al circuito/regime E.I.V.   con  quello AS1,  lasciando per il resto le cose come stavano.

Questa estate ho subito un trasferimento a causa della rottamazione della sezione AS1 del carcere di Spoleto
, interrompendo un trattamento positivo di recupero sociale, didattico e lavorativo.
Trasferimento ordinato dai funzionari del DAP che hanno assegnato e trasferito i detenuti in carceri lontani violando la legge ( “Nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza della famiglia”art.42 O.P.), il regolamento di esecuzione ( “Nei trasferimenti per motivi diversi da quelli di giustizia o di sicurezza si tiene conto delle richieste espresse dai detenuti e dagli internati in ordine alla destinazione“,“ Sono evitati in quanto possibile i trasferimenti ad altri istituti dei detenuti ed internati impegnati nei corsi, anche se destinati da esigenze di sovraffollamento, e qualunque intervento che possa interrompere la partecipazione a tale attività” artt. 83 R.E. e  42 R.E.).

Appena sono arrivato in questo carcere di Padova, mi sono iscritto all’Università di Padova al Corso di laurea in Filosofia (numero di matricola1057100) e sono stato inserito alla Redazione di Ristretti Orizzonti dell’Istituto.
Nel giornale la Nuova Sardegna del 18 ottobre 2012 testualmente si legge:
– (…) Sono gli AS3 (alta sorveglianza) coloro che dovrebbero invece occupare le celle che si stanno aprendo nell’isola: 150 a Tempio–Nucnis, 350 a Sassari-Bancali (con due sezioni AS2 e con reparto AS1) 180 posti a Massama (AS2 e 3) e 650 posti a Uta (AS1, AS2, e AS3).
Prendendo per buona l’apertura di queste due nuove sezioni AS1 in Sardegna da riempire di carne umana, e delle voci di corridoio della chiusura della sezione AS1 di Padova.. questa volta dico no, parola di uomo ombra, a qualsiasi trasferimento fuorilegge.

Faccio anche presente a quei funzionari del DAP che non rispettano la legge che io stesso ho chiesto la revoca della liberazione anticipata al Tribunale di Sorveglianza di Perugia (ordinanza del 6/09/2012) che mi è stata concessa,  perché si tratta di una concessione inutile in quanto mi trovo in espiazione di pena per reati ostativi all’ottenimento di qualsiasi beneficio penitenziario.
E, quindi, considerando che ho l’ergastolo ostativo e che devo morire in carcere ho il vantaggio di non essere ricattabile e posso permettermi il lusso di ribellarmi e difendermi da quei funzionari del DAP che non rispettano la legge.    
Lo giuro, questa volta mi opporrò, con resistenza passiva con fermate ai passeggi, nei corridoi e nei locali, dove sarò spostato durante la vita quotidiana nell’istituto.
E non posso che vincere perché non ho più nulla da perdere"

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