Il quadro generale offerto dall indagine congiunturale relativa al 3° trimestre di quest’anno svolta da Confindustria Umbria in collaborazione con la Università di Perugia, tra le aziende manifatturiere associate è uno dei più foschi mai rilevati con questo strumento di indagine.
A parte l’appena percettibile recupero delle imprese più piccole lo scenario è dominato da situazioni negative che vanno dalla moderata flessione al cedimento più accentuato.
La preoccupazione per la ricaduta della congiuntura del trimestre è rafforzata dal dato relativo all’occupazione, specialmente per quanto riguarda le grandi imprese: dopo mesi e mesi di tenuta, al massimo rinunciando ai rimpiazzi, il terzo trimestre 2012 ha visto l’acuirsi nei flussi di rilascio del personale dipendente.
Le prospettive per il prossimo quarto trimestre sono condizionate dai non incoraggianti risultati ottenuti.
Il grosso dell’area della stabilità, peraltro, è composto da imprese che provengono da arretramenti già registrati nel precedente trimestre e questo non è di certo un aspetto tranquillizzante.
Nel dettaglio:
a) sono il 16,5% le imprese che avanzano rispetto al precedente trimestre di questo anno e sono il 24,7% quelle che conseguono dei progressi rispetto al corrispondente terzo trimestre del 2011;
b) l’area della stabilità interessa all’incirca un terzo delle imprese partecipanti all’indagine: un po’ più (cioè il 38,8%) su base congiunturale e un po’ meno (il 27,7%) su base tendenziale;
c) più robusta è l’area delle imprese che segnalano contrazione nei livelli di produzione: nel complesso e su base congiunturale le imprese con riduzione di attività sono il 44,7%.
Un terzo di esse (pari al 17,5% di tutte le schede ricevute) ha subito una riduzione importante (oltre il 5 % di arretramento). Su base tendenziale, invece, sono il 47,5%, le imprese che lamentano riduzioni di produzione e quasi un quinto del totale (18,8%) subisce contrazioni consistenti.
Nello scenario che si è configurato non sorprende la parallela riduzione di addetti che sfiora l’1,5% nel complesso. Va tuttavia sottolineato che tale risultato risente di due o tre realtà di una certa dimensione e le cui difficoltà non sono di questo periodo ma vengono da più lontano.
Al netto dei casi specifici la limatura si colloca intorno all’1%: più contenuta ma pur sempre preoccupante. É preoccupante per l’efficacia dell’organizzazione interna alle aziende, dove ogni unità con le sue precise mansioni è in genere essenziale. Ed è preoccupante per l’impatto indiretto che il venir meno dei redditi corrispondenti e dunque della domanda di beni può avere sulle imprese sia di produzione che di distribuzione e servizio, con il rischio dunque la crisi ne risulti amplificata e prolungata piuttosto che raffreddata..
Una quota rilevante di imprese che dichiarano contrazioni produttive è generata dalle imprese di più grandi dimensioni: queste, infatti, sono il 47,8% del totale delle grandi imprese. Per le piccole imprese, invece, l’area delle restrizioni produttive è pari al 43,1%. Con espansione di produzione sono, nel complesso, il 15,5% delle grandi imprese e il 23,1% delle piccole.
Anche sotto questi aspetti, dunque, la fase congiunturale che ha caratterizzato il terzo trimestre 2012 appare piuttosto diversa da molte altre che l’hanno preceduta.
Considerazioni analoghe si ripropongono analizzando le dinamiche settoriali. I risultati sono
assolutamente disomogenei: tiene relativamente bene l’insieme delle imprese del comparto alimentare (60% stabile e 40% in espansione); si distribuisce tra tutte le classi il comparto della meccanica, nell’ambito del quale è bassa l’area delle imprese che mantengono i risultati del precedente trimestre; vede prevalere risultati negativi, infine, il comparto della lavorazione dei minerali non metalliferi.
Maggiore somiglianza, infine, è nelle prestazioni delle imprese se considerate per provincia di localizzazione
Quelle di Terni, distribuite tra le due opposte aree (di espansione produttiva e di contrazione), sono meno presenti nell’area della stabilità.
Relativamente alle imprese del perugino sono meglio prestanti rispetto al precedente trimestre, di quanto lo siano rispetto al corrispondente trimestre di un anno fa. Le imprese del capoluogo, al contrario, flettono meno nel lungo periodo che nel breve Le differenze, tuttavia, sono di poco conto.
In merito all’andamento negli ultimi tre anni dell’Indicatore di Profilo Evolutivo, ovvero del rapporto tra il numero delle imprese con produzione in espansione e il numero di imprese con produzione in contrazione,nella precedente indagine si era avvertito che le dichiarazioni dei principali operatori umbri lasciavano intravedere uno spiraglio di luce ma non autorizzavano ancora a coltivare la speranza di un anticipo di ripresa.
Si era poi aggiunto che tanto le aspettative quanto l’andamento di contatti e ordinativi su cui le prime in gran parte si basano si mantenevano molto prudenti e prive di ottimismo e si era poi ipotizzato che il bilancio finale del terzo trimestre 2012 ancorché col segno negativo potesse essere meno impressionante di quello di un anno fa. In parte, in effetti, lo è, ma solo su base tendenziale.
La congiuntura del trimestre, tornata sotto il valore di equilibrio (IPC = 1), è largamente insufficiente e conferma le ragioni di una sostanziale mancanza di ottimismo per i trimestri a venire.












