Anche tra le amministrazioni comunali di Castiglio del Lago e Chiusi è forte polemica per un impianto che dovrebbe sorgere al confine dei due Comuni
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In Umbria è forte il sospetto per tutto ciò che bruciando pruduce fumo o che fermentando produce gas e puzza
.
Un sospetto che è motivato dal timore che venga compromesso un bene tra i pochi che la regione può vantare e che ha non pochi risvolti sull’economia.
Dopo le polemiche sugli inceneritori è sulle centrali delle così dette bio masse che si è accentrata l’attenzione: da nord a sud e da est ad ovest.
Al momento le due forse più forti polemiche si sviluppano nella zona del Trasimeno ed a Avigliano Umbro.

Sul lago, sul progetto di una centrale a biomasse che dovrebbe sorgere a Castiglione del Lago al confine con il comune di Chiusi, si è scatenata una polemica nei giorni scorsi attraverso alcuni quotidiani e periodici.
Relativamente « all’ipotesi di costruzione di un impianto a biomasse in località Pomelato, a confine con il Comune di Chiusi, sono state riportate giornali – dicono dalla Giunta di Castiglione – alcune considerazioni del Sindaco Scaramelli (di Chiusi-n-d-r-) che tacciano il Sindaco Batino e la Giunta di Castiglione del Lago, di un mancato coinvolgimento e di uno scarso confronto, a livello istituzionale, su un tema così delicato come quello delle energie alternative.
Non è nel nostro stile smentire, ma è giusto precisare, in nome della verità e della correttezza istituzionale, che al momento, al Comune di Castiglione del Lago, non è stato presentato alcun progetto e la Giunta non ha preso visione di alcun layout o studio di fattibilità, relativo all’impianto in questione.

Soprattutto siamo rimasti stupiti dalle dichiarazioni del Sindaco Scaramelli circa contatti negati e mai pervenuti riguardanti presunte posizioni divergenti all’interno della Giunta sul tema in questione le quali, vogliamo chiarire, sono illazioni totalmente infondate.
Ci piace ricordare che la Giunta Comunale di Castiglione del Lago, nel corso della legislatura, ha affrontato l’argomento commissionando uno studio al CRB dell’Università di Perugia, ha organizzato molti incontri pubblici con esperti, comitati spontanei, potenziali investitori e imprenditori agricoli, discutendo in modo trasparente e partecipato ed infine ha approvato un regolamento, fatto proprio dal Consiglio Comunale, che oltre a rispettare la morfologia, la bellezza e soprattutto, le esigenze del nostro territorio, risulta, il più limitante della Regione Umbria e che stiamo ulteriormente rivedendo per renderlo ancora più restrittivo.
In ogni occasione, ci siamo confrontati con i cittadini, in modo costruttivo e attento a tutte le sensibilità e spesso paure, legate alla scarsa informazione o alla disinformazione che si fa su tale materia.
Il confronto non è mai mancato, neppure in questa occasione, accettando, questa amministrazione, immediatamente la richiesta di incontro dell’associazione di tutela dell’area in questione alla quale è stata garantita la massima informazione e partecipazione su eventuali procedure in atto.

La Giunta Municipale di Castiglione del Lago unitariamente ribadisce che ogni progetto che perverrà presso il comune sarà valutato nel rispetto assoluto delle normative vigenti (nazionali, regionali e locali), con particolare riferimento agli aspetti paesaggistici ed ambientali, a tutela assoluta dei propri residenti.
Vogliamo rassicurare, inoltre, il Sindaco Scaramelli, che non appena sarà presentato un qualunque progetto che coinvolga la zona in questione, sarà nostra cura sia informare l’Amministrazione di Chiusi che indire una Conferenza di Servizi.
Ci auguriamo che la sensibilità dell’Amministrazione Comunale di Chiusi – concludono polemicamente gli amministratori castiglionesi – sia altrettanto spiccata e puntuale, come chiedono i cittadini di quel Comune, anche in relazione a problematiche e strutture già esistenti sul quel territorio, come il depuratore della città di Chiusi, anch’esso posto in prossimità del confine con il comune di Castiglione del Lago, per il quale sarebbero utili interventi di mitigazione e riqualificazione ambientale».

Sull’impianto di Avigliano Umbro la questione è giunta in Consiglio regionale con un’interrogazione del Gruppo Partito della Rifondazione Comunista per la Federazione di Sinistra, nella persona di Stufara,
Nell’atto si sostiene che “la riduzione dei tempi per la valutazione dei progetti determinata dall’adozione di procedure autorizzative particolarmente rapide, unitamente al loro affidamento ai Comuni, che specie se di piccole dimensioni incontrano notevoli difficoltà nell’accertamento della compatibilità delle proposte progettuali con la normativa in materia, determina da tempo difficoltà nella capacità di risposta della pubblica amministrazione e diffuse proteste della cittadinanza regionale nei confronti di alcune realizzazioni impiantistiche, in particolare verso quelle alimentate da biomasse”.
Per la Procedura Ambientale Semplificata vale il meccanismo del silenzio assenso, secondo il quale, una volta trascorso il termine di 30 giorni dalla presentazione dell’istanza senza riscontri onotifiche da parte del Comune, è possibile iniziare i lavori.

Secondo Stufara “le novità introdotte con il Decreto del 6 luglio 2012, recante il sistema di
incentivazione della produzione di energia da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici
, secondo il quale in riferimento alle biomasse dal prossimo anno potranno accedere direttamente ai meccanismi di incentivazione, senza passare per l’iscrizione al registro, solo gli impianti di potenza fino a 200 kW in luogo dell’attuale soglia di 1Mw, sta determinando la proliferazione di proposte progettuali di impianti a biomasse di potenza di poco inferiore ad 1Mw in tutto il territorio regionale”

“Un esempio – prosegue Stufara -è dato dalla vicenda riguardante il territorio del Comune di Avigliano Umbro, dove sono stati avviati i lavori di costruzione di una centrale a biomasse, la cui potenza, di poco inferiore ad 1 Mw elettrico, ha consentito, ai sensi delle disposizioni vigenti, lo svolgimento delle procedure di valutazione e di autorizzazione tramite PAS.
Ripetute assemblee pubbliche, promosse dalla cittadinanza locale per affrontare le problematiche relative a questa realizzazione impiantistica, non hanno chiarito importanti aspetti tecnici, che pure avrebbero dovuto essere già stati definiti nel corso della procedura autorizzativa, come ad esempio le modalità di impiego del calore derivante dalla cogenerazione, l’impatto sui centri abitati e, in particolare, il piano di approvvigionamento dell’impianto.

Il piano di approvvigionamento è particolarmente importante in quanto nel novero di biomasse possono rientrare sia quelle che costituiscono la produzione primaria destinata a fungere da combustibile, che le altre che invece rappresentano lo scarto di una lavorazione, di un processo, di una filiera, fino alla parte biodegradabile dei rifiuti industriali.
Stando alla comunicazione della società realizzatrice dell’impianto, la Genera SpA, relativa all’approvvigionamento dell’impianto, verranno utilizzati "tutti gli scarti di lavorazione del legno vergine dell’azienda 4MB, situata a circa 800 metri dall’impianto, che ad oggi ammontano a circa 6000 tonnellate annue", a cui si aggiungeranno ulteriori "5000 tonnellate necessarie al funzionamento dell’impianto, reperite da fornitori locali in un raggio d’azione non maggiore dei 30 Km, composte da cippato proveniente dai residui di lavorazione boschiva" e quantità non definite derivanti dalla "raccolta delle potature e degli scarti agroforestali legnosi nei comuni limitrofi".

Sempre per il consigliere “ benché i quantitativi siano corrispondenti alla potenza dell’impianto, la loro stima appare largamente sovradimensionata sia rispetto all’entità degli scarti derivanti dalle attività produttive presenti nell’area, sia rispetto alle altre fonti rinvenibili nel territorio, senza considerare il fatto che nulla vieta, stando alla normativa attuale, il reperimento di biomasse di provenienza anche extranazionale”.
 

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