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Al convegno di Perugia Tommaso Moramarco, dell’Istituto ricerca protezione idrogeologica del CNR, ha parlato di una maggior propensione alle esondazioni dei corsi d’acqua
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L’intensa pioggia caduta nelle ultime ore sull’Umbria ha dato il tangibile segno, dopo le tribolazioni precedenti per la siccità, di quel che ci si dovrà aspettare nel prossimo futuro e quali dovranno essere le priorità degli interventi, pubblici e privati, da effettuare.
Interventi anche privati perché le pubbliche amministrazioni sicuramente non riusciranno “ a dare i resti” e bisognerà tornare alle abitudini degli anni ’50 e ’60 quando i privati cittadini si dovevano preoccupare di pulire regolarmente e dragare fossi e caditoie sotto, vicino, casa col Comune che tutt’al più metteva a disposizione un Camion per portar via il materiale.

Questo non solo perché lo ha detto l’Assessore regionale Rometti , intervenendo al convegno sul cambiamento climatico in Umbria e i suoi impatti sulla disponibilità di risorsa idrica e sugli eventi alluvionali che si è svolto a Palazzo Donini.
Ma perché è ormai chiaro dall’esperienza, oltre che dagli studi, come lo scenario varierà da situazioni opposte sempre più distanti anche se apparentemente la media non mostrerà grandi variazioni.

Peraltro è chiaro che ad elevate temperature corrisponde una evaporazione più intensa e quando si determinano le condizioni per la caduta della pioggia questa avrà un serbatoio più vasto a cui attingere per i rovesci sulla terra.
E così « nei prossimi decenni dovremo fare i conti con periodi sempre più lunghi caratterizzati da un aumento delle temperature e una diminuzione della piovosità, con una concentrazione delle precipitazioni in periodi più brevi, ed emergenze come quelle che si sono registrate quest’anno e che impongono l’urgenza di un piano organico nazionale per la manutenzione e la difesa idraulica del territorio».

Secondo i dati in possesso della Regione negli ultimi sette anni in Umbria si è verificato un inasprimento dei fenomeni estremi, con tre emergenze per la siccità, nel 2002, nel 2007 e nel 2012 per le quali è stato dichiarato dal Governo lo stato di ‘emergenza idrica’, ed eventi alluvionali come quello che in questo mese hanno interessato l‘Orvietano-Pievese e il Marscianese-Tuderte ».

Anche Tommaso Moramarco, dell’Istituto ricerca protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle Ricerche, ha parlato di una maggior propensione alle esondazioni dei corsi d’acqua
Al convegno si è anche parlato delle dighe di Montedoglio e Valfabbrica, due di un panorama umbro caratterizzato da sbarramenti che  si spera inizino ad avere un po’ più di fortuna ( il bacino di reintegro sul Topino vuoto per rischio crolli, come quelli verificatosi o temuti nelle due dighe suddette) ma su cui si conta per far fronte ai periodi di siccità.
Sperando sempre che il Governo vari al più presto un Piano organico di interventi di difesa idraulica, con risorse adeguate

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