Con i metodi di analisi classici non è possibile identificare l’origine e la composizione varietale dell’olio ma con  la legge “salva made in Italy” verrà approvato il metodo studiato a Perugia
paesaggioolivicolo

Tra un po’ i disonesti che portano in Umbria cisterne di olio di dubbia provenienza e se ne ripartono con bottiglie che dichiarano in modo fraudolento un extravergine tratto da olive umbre rischiano di infilarsi nella tana del leone e finire sbranati.
I nuovi metodi di analisi messi a punto da Università  e CNR di Perugia renderanno, infatti, molto più difficile fare giochi di prestigio con l’olio extra vergine d’oliva.
I ricercatori Luciano Cruciali dell’Università perugina e Luciana Baldoni del Cnr,  coordinati dal professor  Maurizio Servili, hanno testato nuovi metodi di analisi per  distinguere l’origine e le diverse varietà presenti negli oli extra vergini d’oliva.
E’ un metodo di analisi molecolare dell’olio basato sull’impiego di marcatori DNA. Con questa procedura si è in grado di distinguere varietà d’olivo non italiane dei Paesi dai quali vengono importate grandi quantità di olio. 
Il metodo diventerà ufficiale con la legge “salva made in Italy” in via di approvazione in Parlamento
 

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