Anche di fronte alla terza commissione del consiglio regionale l'organizzazione provinciale di Terni che propugna la soluzione s'è trovata di fronte il diniego della organizzazione regionale
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Sulla proposta, supportata da una petizione di cittadini, di dotare il territorio ternano di una unità mobile di raccolta sangue, anche nell’audizione in Terza Commissione consiliare della Regione s’è manifestata netta la diversità d’opinione tra le diverse espressioni dell’Avis.
Il presidente dell’Avis provinciale ternana, Dino Iannaccio, ha spiegato che la richiesta di dotarsi di una unità di raccolta mobile del sangue nasce dall’esigenza di approvvigionamento di questo bene vitale, ancora insufficiente a soddisfare le necessità, in un periodo in cui si accorpano le strutture ospedaliere e conseguentemente si chiudono punti di raccolta, venendo così incontro ai donatori. “Nulla vieta che si realizzi quanto chiediamo – ha spiegato Iannaccio – dato che nel piano vigente c’è scritto semplicemente che il sangue debba essere ‘preferibilmente raccolto
negli ospedali’”.
Di parere contrario il presidente regionale dell’Avis, Giovanni Magara, che giudica “azzardata” l’ipotesi di istituzionalizzare una unità mobile di raccolta del sangue sia dal punto di vista della sostenibilità economico-finanziaria che da quello organizzativo.
L’associazione “non si occupa della raccolta – ha chiarito – ed eventuali modifiche devono
essere approntate dalla Giunta regionale.
Noi puntiamo ad erogare servizi su tutto il territorio e prima di fare un salto nel buio vorremmo comprendere la fase progettuale. Ad oggi non sappiamo neanche quali punti fissi di prelievo riusciremmo a garantire”.
 

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