Dopo l'Uil ternana, anche l'Udc di Melasecche sembra voler "deportare" a Terni tutti coloro che si dovranno occupare di gestire la nuova azienda unità sanitaria locale
civetta

La questione sanità a Terni viene affrontata con una visione inequivocabilmente  vecchia.
Lo dimostra anzitutto il fatto che, nel trattare l’argomento, si seguita a parlare di ASL mentre con la riforma regionale la sanità territoriale  si identifica con un ente che dal 1 gennaio 2013 si chiama AUSL: Azienda Unità Sanitaria Locale.

Ma soprattutto è vecchia l’idea che tutto ciò che è preposto all’organizzazione ed alla gestione delle strutture sanitarie debba essere incollato alla sedia del Direttore Generale e ad un’unica città.
Nel tempo di internet a Terni canta ancora la civetta “tutto mio, tutto mio”, mentre da decenni in altre realtà sanitarie regionali gli uffici che gestiscono la sanità sono distribuiti sul territorio con indubbi risultati e vantaggi per tutti.
Nella vecchia Usl 2 di Perugia gli uffici gestionali sono distribuiti tra Perugia, Bastia, Todi, Marsciano, Panicale ecc.
Nella stessa ex Usl 1 c’è una ripartizione tra Gubbio e Città di castello, come nella ex Usl 3 tra Foligno e Spoleto.

Vantaggi sicuramente anche per i dipendenti che non devono trasferire la residenza nè arrivare stanchi dopo viaggi giornalieri al luogo di lavoro.
Ma vantaggi anche per l’efficienza dell’organizzazione, visto che gli uffici distribuiti hanno una piccola dimensione dove, come nelle piccole imprese, nessuno può permettersi di “tirare a vacca” imboscandosi nei grandi numeri.

Ed in più efficacia nell’azione complessiva perchè in ogni realtà accanto all’organizzazione sanitaria ce n’è anche una amministrativa, indipendente dalla prima, che può svolgere un’utile funzione di “altra campana” potendo intercettare e rendere noti ai più alti livelli gli umori dell’utenza.
Che un tal tipo di organizzazione funzioni lo dimostrano i risultati economici che per l’ex ASL di Terni non sono stati certo migliori di quelli delle altre Asl o Usl umbre.

Quindi a Terni dovrebbero ricordarsi che il canto della civetta porta male e riflettere.
Ma al momento non è sicuramente così.
Dopo un’organizzazione sindacale che si fa paladina di una parte dei lavoratori a scapito di altri (lontano dagli occhi, lontano dal cuore) è, ovviamente, anche la politica a seguire la stessa strada, come l’Udc Ternana per bocca di Enrico Melasecche che così scrive, dimenticandosi anche che il “suo” Ministro Balduzzi ritiene che il bacino d’utenza potenziale dell’Ospedale di Terni non è così grande da giustificare la presenza di un’azienda ospedaliera che pur, ancora, c’è a spese della comunità regionale

“Dopo mesi e mesi di discussioni in cui La citta si è espressa in modo inequivocabile sulla necessità della permanenza della ASL a Terni, siamo alle solite.
Il Comitato composto da vari soggetti, fra cui l’UDC, ha raccolto 7000 firme con banchetti pubblici, con manifestazioni importanti, con l’atto finale, inequivocabile, con cui siamo andati a Palazzo Donini a consegnare le firme stesse alla Presidente Catiuscia Marini. Avevamo chiesto alla politica atti chiari e trasparenti, soprattutto volevamo evitare le furbizie di sempre con le quali ad esempio si e’ depotenziata l’Universita’ a Terni ma si cerca di far credere il contrario.
Purtroppo la politichetta di Palazzo Spada non solo non è’ in grado di difendere gli interessi della città  ma neanche di impostare una battaglia dignitosa assumendosene tutte le responsabilità’.
E pensare che lo stesso convegno vescovile sul futuro della città’ indicava inequivocabilmente la salvaguardia ed il potenziamento della sanità’ ternana come uno dei punti essenziali per impedire che il declino diventasse tragedia.
Piuttosto ciò’ che fa male a tutti coloro che non hanno l’anello al naso ed a coloro che non intendono fare la parte degli utili idioti e’ il modo con cui, in questa sorta di naufragio della Concordia-Sanità ternana", i soliti furbi stanno salvandosi il proprio sgabello con scialuppe di salvataggio di I classe, mentre la città’ affonda.
Agli amici di Di Girolamo, accada quel che accada, viene salvata la poltrona di primario, in barba al merito ed ai manifesti con  la faccia di Bersani che promette una "Italia giusta".
A Terni prevale il "cerchio magico" dei pochi intimi mentre le famiglie soffrono e le imprese chiudono.”

condividi su: