"Una macchina pubblica che - pur nella crisi che impone a tutti un cambio di mentalità e di rotta - non accenna a dare ai cittadini e alle imprese segnali credibili di spending review" è l'accusa da parte imprenditoriale a cui si è, per altro verso, associata la Cisl FP dell'Umbria
governo-ladro
La pubblica amministrazione è al momento nell’occhio del ciclone ed è tornato di moda il vecchio detto “piove, governo ladro!
Gli argomenti non mancano, anche se ci si dimentica un altro noto detto “ogni popolo ha il governo che si merita”.

Confcommercio-Federalberghi, Confesercenti e Confindustria rispondono al Comune di Perugia, con toni duri sulla vicenda che è partita dalla decisione di applicare l’imposta di soggiorno

 “Una media struttura ricettiva, con una cinquantina di camere, nel 2012 ha versato nelle  casse del Comune di Perugia oltre 58 mila euro, con tre sole voci di imposta: oltre 35 mila euro per l’IMU (più della metà dei 60 mila versati per un immobile strumentale all’esercizio dell’attività d’impresa); oltre 21 mila euro per la tariffa sui rifiuti Tia (che già riserva agli alberghi coefficienti estremamente penalizzanti rispetto ad altre attività economiche e che nel 2013 lieviterà sensibilmente in virtù del passaggio alla Tares); oltre 2.500 euro per l’imposta sulla pubblicità. 

58 mila euro versati prima ancora di “aprire bottega”, a prescindere quindi dalla redditività dell’impresa – e della sua reale produzione di rifiuti, visto che gli alberghi pagano il vuoto come se fosse pieno – e con l’aggravante, a Perugia, dell’aliquota massima IMU sugli immobili strumentali, nonostante le indicazioni dell’IFEL, Istituto per la Finanza e le Economie locali, secondo il quale i Comuni avrebbero dovuto applicare a negozi, bar, alberghi, ristoranti etc. l’aliquota ordinaria, lo 0,76%, con la sola possibilità di applicare riduzioni, e non maggiorazioni, sugli immobili strumentali.

Di fronte a queste cifre, ci chiediamo cosa intenda il Comune di Perugia quando parla di “contribuzione molto limitata del settore del commercio e della ricettività” e quale sia la soglia oltre la quale il Comune è disposto a riconoscere come “adeguato” il “sostegno finanziario” offerto dalle imprese”.

Così le organizzazioni imprenditoriali, manifestano profonda insoddisfazione non solo per la scelta di imporre a Perugia l’imposta di soggiorno, ma anche per le motivazioni addotte dall’amministrazione comunale del capoluogo.
“La pressione di tasse e tariffe sulle imprese – aggiungono le tre associazioni – è arrivata ad un livello non più sopportabile.

Tra le imprese cresce seriamente il malcontento, insieme alla preoccupazione per un futuro reso ancora più incerto da scelte  scellerate come quella della imposta di soggiorno, che renderà ancora meno appetibile l’offerta turistica del capoluogo.
Al danno che questa scelta porterà, non solo al commercio e al settore ricettivo ma a tutta l’economia che trae beneficio dal turismo, il Comune non può aggiungere la beffa di non riconoscere quanto gli imprenditori perugini versano nelle casse del Comune. Dimenticando, peraltro, che dallo stesso fronte provengono ad esempio anche i contributi destinati ai grandi eventi da parte del sistema camerale, che è totalmente finanziato dalle imprese.

Se il contributo delle imprese oggi non è finalizzato a finanziare beni culturali, ambientali e servizi pubblici – per i quali invece ci si dice costretti ad adottare l’imposta di soggiorno – ci si chiede allora dove finiscano questi soldi.
Forse ad alimentare una macchina pubblica che – pur nella crisi che impone a tutti un cambio di mentalità e di rotta – non accenna a dare ai cittadini e alle imprese segnali credibili di spending review? Che non significa tagli ai servizi – come vogliono farci credere – ma azioni dirette a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica”.

Ma anche dal versante dei sindacati c’è vis polemica. I
nfatti la Cisl, per bocca del segretario regionale della Funzione Pubblica, che rappresenta i lavoratori pubblici di hiara di aver appreso “ con stupore dalla stampa che a livello regionale gli enti pubblici non abbiano attivato il processo di eliminazione degli sprechi e degli eccessi nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
Il riferimento del segretario generale regionale Fp Cisl Umbria Ubaldo Pascolini – si afferma in un comunicato – “è al mancato taglio deciso alle auto blu e grigie. Nel quale gli enti dell’Umbria risultano, dai dati del Ministero della funzione pubblica, come gli enti che a livello nazionale abbiano operato minor tagli.

In particolar modo – sottolinea il segretario- di 100 auto blu ne abbiano tagliate solamente 9 e di 1281 auto di servizio ne abbiano tagliate 12. Si tratta del 2,5 per cento del parco delle auto nazionale.
Auto blu o auto a disposizione dei presidenti e delle giunte a tutti i livelli in maniera spesso impropria 24 ore su 24 e con relativi autisti”.

Inoltre, a fronte di forte sollecitazione della Cisl ad un processo profondo di riorganizzazione della giunta regionale, la Fp Cisl Umbria sottolinea il perpetrarsi di atti amministrativi nel quale si nominano ulteriori direttori generali e si aumentano incentivi economici alle già onerose remunerazioni in essere.
“In giunta regionale –spiega Pascolini- oltre a 3 direttori generali ne viene nominato uno ulteriore e ci sono altri 5 coordinatori di ambito (ex direttori) che percepiscono gli stessi emolumenti dei direttori generali, con annessi accessori. Tra l’altro, l’incardinamento di questi alti dirigenti è scollegato nelle funzioni svolte tra direttori generali e dirigenza”.
“Il segretario Pascolini, conclude il comunicato,alla luce di tutto questo e del momento di forte crisi che anche l’Umbria sta vivendo, sottolinea con forza che “non è ulteriormente prorogabile un profondo processo di riorganizzazione della giunta regionale che coinvolga tutti i servizi e le professionalità della stessa e che determini la migliore utilizzazione delle risorse umane esistenti.
Questo affinché si eliminino incongruenze organizzative, si diano risposte al mantenimento e alla stabilizzazione dei lavoratori occupati con una migliore distribuzione delle risorse economiche.
Ciò anche in linea ai processi di riorganizzazione delle autonomie locali previste dalla Legge 18/2012 e dal riordino del sistema sanitario regionale, dai quali a tutt’oggi non si danno risposte definitive di riassetto istituzionale e nel mantenimento dei livelli occupazionali e professionali esistenti”.

All’attacco del CISL ha riposto la Regione con un comunicato che riportiamo integralmente.

E’ gravissimo che una organizzazione sindacale come la Cisl rivolga strumentali accuse ad una istituzione pubblica sulla base di cifre assolutamente non vere al solo scopo di mendicare qualche titolo sulla stampa regionale”. E’ quanto afferma l’assessorato regionale al personale e patrimonio in merito alle dichiarazioni del segretario regionale della Cisl Funzione Pubblica, Ubaldo Pascolini.
   “Pascolini – afferma l’assessorato – dovrebbe ben conoscere le cifre reali che riguardano l’amministrazione regionale, appunto perché dirigente di primo piano di un sindacato della categoria dei dipendenti pubblici e non deve certo ‘apprendere con stupore dalla stampa’ le cose che poi riferisce, dando numeri privi di qualsiasi fondamento. Viene quindi da chiedersi se questo cedimento alla pura demagogia, che mina la credibilità di una istituzione pubblica e soprattutto di quanti in essa vi lavorano, non rientri in una strategia propagandistica che guarda già alle prossime elezioni politiche”.
    “Si ribadisce innanzitutto come questa Giunta regionale abbia assunto, sin dal suo insediamento, atti concreti tesi alla eliminazione degli sprechi, riduzione del numero di dipendenti, costi della politica, del funzionamento dell’ente e quant’altro, fino ad aver ridotto – ad esempio – del 40 per cento il suo parco auto che da 100 è passato a 62 mezzi che nel giro di soli trenta giorni sarà ulteriormente ridotto a 47 mezzi. E tra questi – va detto con chiarezza – vi sono mezzi destinati alla protezione civile. O si vorrebbero eliminare anche quelli?”
 “E non si comprende come la Cisl parli del numero complessivo di tutte le auto pubbliche appartenenti ad ogni livello istituzionale in Umbria, per poi subito dopo svolgere riflessione sulla Giunta regionale, con ciò mettendo insieme cose che non stanno assolutamente insieme.
 “La verità è che per ciò che riguarda l’amministrazione regionale non vi è una voce relativa ai costi che non registri il segno meno. Per ciò che riguarda la questione direttori regionali poi, è davvero scorretto che si voglia dall’esterno intervenire e magari decidere dell’organizzazione interna dell’amministrazione regionale, ed è oltretutto falso che si siano aumentati gli incentivi economici perché in un caso il compenso è stato addirittura ridotto, per gli altri due invece è stata riconosciuta una cifra omnicomprensiva che comprende funzioni aggiuntive, come ad esempio la nomina di un direttore a presidente della società Umbria Mobilità con un risparmio di denaro pubblico di decine di migliaia di euro.
“Dovrebbe inoltre sapere il segretario Pascolini, visto che afferma essere necessario un ‘profondo processo di riorganizzazione’ che già nel 2010 e poi nel 2011, la Giunta regionale, con una serie di provvedimenti, ha disposto una serie di misure di contenimento della spesa di personale che ha coinvolto anche Società, Enti, Organismi e Agenzie di emanazione regionale. Ciò ha comportato che nel 2012 la spesa per il personale regionale si è ridotta di circa 5 milioni di euro rispetto ai precedenti esercizi. Ed anche il numero dei dipendenti è in costante calo, passando da 1585 unità del 2001 alle attuali 1184, mentre il numero dei dirigenti è sceso al suo livello minimo degli ultimi venti anni, cioè 74 unità. In sostanza, secondo i dati del Sole 24 Ore, la spesa del personale dirigente e non dirigente già nel 2010 nella nostra Regione era diminuita del 3,25 per cento”.


 

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