Ennesima dimostrazione che l'industria italiana è in gran parte refrattaria alle novità, anche se le vengono offerte su un piatto d'argento scoperte dalla ricerca nazionale che, invece, in Usa si affrettano a brevettare e sfruttare producendo ricchezza e lavoro
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Sembra la solita storia dell’incapacità italiana attuale ad esplorare a livello industriale il campo dell’innovazione anche se dalla ricerca, sempre italiana, può scaturire un prodotto con ampio e fruttuoso mercato.

Ma in Usa sono più furbi ed hanno brevettato un’idea che avevano avuto  Claudia Belviso, Saverio Fiore e Francesco Cavalcante del gruppo di ricerca “Microminerali, ambiente e salute” dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) di Tito Scalo (Potenza).
Un’idea che, dopo cinque anni di esperimenti, ha portato a realizzare un prodotto (minerali idrati di silicio = zeoliti), un setaccio chimico, un filtro per controllare gli odori e assorbenti per rimuovere elementi o molecole dalle acque contaminate, a costi molto più bassi dei prodotti similari precdenti.

“La novità del metodo consiste nell’aver sintetizzato le zeoliti impiegando acqua di mare, reperibile a costo zero, anziché acqua distillata ed a temperature inferiori a 45°C, riducendo così nettamente anche la spesa energetica.
La quantità di zeolite sintetizzata con questo nuovo processo è nettamente maggiore rispetto a quella formata con acqua distillata”.
Inoltre la materia prima arriva dal combustibile fossile (carbone) delle centrali termoelettriche ” ed è costituito da materiale minerario refrattario alla combustione e da componenti residue per le quali la combustione avviene in modo incompleto”.
Questo residuo delle centrali termoelettriche è considerato un rifiuto pericoloso da smaltire in discarica, e la sua ingente produzione negli Stati Uniti, in Cina e in India è un problema ambientale notevole.

Ora le “nuove zeoliti” potranno invece essere utilizzate come una sorta di ‘spugna’ negli impianti di filtrazione per la bonifica di acque inquinate e per bonificare terreni contaminati da metalli pesanti come nichel, piombo e manganese, o da composti organici presenti in concentrazioni elevate”.
Un mercato vastissimo anche in Italia

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