Secondo il Comitato si tratta di un’operazione gattopardesca perché “ il Nuovo Metodo Tariffario, deliberato a dicembre 2012, intende ripristinare la famosa “Remunerazione del Capitale Investito” ossia il profitto garantito nella gestione dell’acqua, mascherato da ”oneri finanziari” calpestando la volontà di 28 milioni di italiani espressa nel referendum del 12 e 13 giugno 2011
Infatti sono rappresentati da indici di redditività, indici di copertura di rischio d’impresa e altri parametri quantificati in circa 6,4 % degli investimenti, con l’intenzione di chiudere la partita referendum con il rimborso ai cittadini di pochi spiccioli, cioè la differenza dello 0,6%, mentre l’incidenza sulle tariffe del 7% abrogato è molto più elevata e corrisponde al 15,82% nelle tariffe 2012! “
Si tratterebbe nella sostanza di un nuovo episodio del costante tentativo della una “casta politico-finanziaria” per imporre la propria volontà ad ogni costo.
Un tentativo come quello, riuscito, che ha ripristinato il finanziamento pubblico dei partiti, ma di fatto in molti casi delle spese personali voluttuarie dei politici, abrogato dal referendum, mascherandolo come rimborso spese elettorali.
Il comitato con l’occasione fa anche le “pulci” alla cattiva gestione delle SPA e degli enti che dovrebbero controllare, scrivendo: ”Umbra Acque SPA ammette il mancato rispetto del piano d’ambito.
Crollo degli investimenti; costi operativi più alti quasi del 30% rispetto al piano d’ambito; denunce, anche penali, per mancanza di regolarità dei depuratori, indebitamenti e ”disavanzi complessivi” , tutto al di là delle previsioni del piano d’ambito.
In realtà la società accumula utili da distribuire- circa 1,8 milioni nel 2009 e più di 2 milioni nel 2010.
Nonostante ciò se verrà ridotta la tariffa, minaccia ”decisioni drastiche” quali blocco totale degli investimenti e riduzioni di personale, aumentando così l’inefficienza della gestione del servizio, ma aumentando anche gli utili da distribuire ai soci, di cui il 40% ad ACEA.
Ma invece che un procedimento per inadempimento contrattuale ha ottenuto nella revisione triennale del piano d’ambito 2009-2011 (pag. 58) un finanziamento per un costo complessivo di circa 30 milioni di € per ripianare le perdite, facendolo gravare sulle tariffe per i prossimi 20 anni, tra i costi operativi, contro la normativa tariffaria. “
Il Comitato avverte che “ a difesa dell’esito referendario, anche in Umbria da tempo è iniziata la campagna di “obbedienza civile” che consiste nell’autoriduzione delle bollette e che continuerà fino alla completa applicazione degli esiti referendari.”
Poi conclude rivolgendosi ai Sindaci dell’Assemblea Unificata degli ATI 1 e 2 dell’Umbria: ”I cittadini dei vostri comuni sono stanchi di continuare a pagare per finanziare i profitti dei privati di Umbra Acque e vedere sotto gli occhi le nefandezze di circa 10 anni di privatizzazione: oltre il 45% di perdite, blocco degli investimenti con conseguenze inevitabili sull’ambiente e sulla qualità dell’acqua (vedi la mancanza di depuratori).
Voi! Sindaci! Non potete continuare ad essere complici di questo furto di democrazia
legalizzando di fatto la privatizzazione dell’acqua













