Una complessa indagine ( denominata "Aladin") per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, condotta dai carabinieri della Compagnia di Todi, ha portato all’emissione di 36 ordinanze di custodia cautelare in carcere .
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I militari della Compagnia carabinieri di Todi e quelli di diverse province italiane stanno eseguendo 36 ordinanze di custodia cautelare in carcere, nell’ambito di un’indagine relativa a un traffico di droga condotta dalla compagnia di Todi.
Complessivamente sono impegnati 150 militari.
Gli accusati sono in particolare cittadini maghrebini che provvedevano a far arrivare a Perugia e provincia un grande e continuo quantitativo di droga.
 
Lo stupefacente importato dalla Campania ammontava ad oltre 200 kg l’anno ed era per un valore di circa dieci milioni di euro.
L’indagine dei carabinieri della compagnia di Todi è partita proprio dagli assuntori: ne sono stati identificati circa 200 a partire dall’estate 2010 a Marsciano.
Non tutti della cittadina della media valle del Tevere, ma soprattutto di Perugia e provincia e delle province limitrofe: operai, studenti, liberi professionisti, imprenditori.

Le indagini dei carabinieri di Marsciano, insieme ai colleghi del radiomobile di Todi e della stazione Collazzone,  sono infine giunte a due fratelli tunisini a capo dell’organizzazione che nel frattempo aveva anche "figliato"
La droga  veniva spacciata in particolare a Ramazzano, Bosco, Ponte San Giovanni, Settevalli, Piscille, Pallotta, Ponte Valleceppi, Montelabate, Fontivegge, Ponte Felcino, Ponterio di Perugia.

Dei 36 ordine di cattura, al momento ne sono stati eseguiti 16,: nove a Perugia uno a Cannara, uno a Torgiano, 4 ad Aversa nel casertano (anche una donna perugina), uno al porto di Salerno (un italiano che stava per imbarcarsi verso la Tunisia).
Cinque degli arrestati sono italiani, di cui due donne.

L’iter investigativo si è sviluppatoa attraverso complessi atti ed accertamenti di polizia giudiziaria, scandito anche da diversi arresti e sequestri di stupefacenti:
– il 4 agosto 2010, in Perugia,  venivano arrestati BOUSELMI Nizar e GAMMACURTA Patria subito dopo aver ceduto una dose di eroina ad un  operaio perugino.
Nella circostanza, sebbene BOUSELMI riusciva a disfarsi di un’altra dose di eroina ingoiandola, la perquisizione nell’autovettura sulla quale viaggiava con GAMMACURTA consentiva di rivenire un ulteriore quantitativo della medesima sostanza, dalla quale sarebbe stato possibile ricavare altre 103 dosi;
– il 19 agosto 2010, in Perugia, località Ponte Felcino, veniva arrestato HAOUACHI Mohamed Ben Alì subito dopo aver ceduto alcuni dosi di eroina ad un assuntore di Spello.
Lo spacciatore veniva trovato in possesso anche di diverse banconote contraffatte;
– l’8 settembre 2010, in Perugia, via Sicilia, veniva arrestato anche JENDOUBI Nayer colto nella flagranza di spaccio di una dose di eroina ad un giovane perugino;
– il 4 giugno 2011, a Marsciano, veniva arrestato YAHYAOUI  Imed che, in quella giornata, aveva spacciato dosi eroina e cocaina a diverse persone,  provenienti anche dal ternano.

I partecipanti a detto sodalizio, dal 2010 al 2012, si approvvigionavano di eroina nel Casertano e la spacciavano al dettaglio sul mercato perugino.

Quotidianamente, l’organizzazione criminale riforniva decine e decine di assuntori che raggiungevano Perugia non solo da diverse località dell’Umbria, ma anche dalle Regioni limitrofe. Il modus operandi, adottato dall’associazione criminale nella commercializzazione al dettaglio dell’eroina, era il seguente:
– alcuni sodali ricevevano su determinate utenze telefoniche le richieste della “clientela”;
– altri poi, accompagnati da soggetti italiani soprattutto di sesso femminile, effettuavano materialmente le consegne della droga;
– altri ancora erano incaricati di procacciare clienti, propagandando la buona qualità dell’eroina che commercializzavano in punti di ritrovo di tossicodipendenti oppure anche nei pressi del Sert di Perugia, regalando talvolta dosi per invogliare all’acquisto;
– l’organizzazione disponeva di un certo numero di utenze telefoniche, alle quali era collegato un determinato bacino di clienti. Alle richieste di stupefacenti che pervenivano su dette utenze rispondevano, indifferente, gli indagati che avevano il compito di raccogliere gli ordinativi. Poi, quando l’utilizzo dei telefoni diveniva pericoloso, per sviare le indagini venivano sostituiti, preoccupandosi però di renderli note ai “clienti”, annotandole su bigliettini che venivano consegnati al momento dell’acquisto delle dosi di eroina.  
I “numeri” emersi dall’indagine sono indicativi delle dimensioni del narcotraffico in parola:
 36 erano i componenti del sodalizio criminale;
 oltre 200 erano gli assuntori che sistematicamente, per anni, si rivolgevano ai citati spacciatori per acquistare eroina al prezzo di 40/45 euro a dose. Vi sono tossicodipendenti che, per loro stessa ammissione, si erano riforniti dai soggetti in parola, acquistando migliaia di dosi;
 il volume di “affari” annuo,  ricostruito dagli investigatori, era di diversi chilogrammi di eroina smerciati, per un valore di  circa 10 milioni di euro. Tale dato è stato ricostruito sia dall’attività diretta svolta dai Carabinieri sia dalle testimonianze rese dai numerosi assuntori.
A capo dell’organizzazione vi erano due fratelli BEJAOUI Hassen detto Alì e ABDALLAH Bejaoui, ben mimetizzati nel tessuto sociale perugino, che si avvalevano di numerosi altri nordafricani ed alcuni italiani.
Quest’ultimi, in seno all’associazione per delinquere, avevano un ruolo non certamente di prim’ordine, atteso che venivano utilizzati quali autisti dei “capi” e di altri consociati nei vari spostamenti connessi agli illeciti affari ovvero prendevano in locazione, a loro nome, abitazioni.
Ad un certo punto, nell’ambito dell’originaria associazione per delinquere si registrava una scissione: alcuni dei “soci”, per divergenze nella gestione del traffico di droga e per conflitti di natura economica, davano vita ad un nuova organizzazione, con a capo NAOUAR Rached Ben Amara. 
I due gruppi rimanevano in buoni rapporti, tanto da soddisfare la stessa “clientela”, ripartendosi le piazze di spaccio (il gruppo di NAOUAR era più attivo nella zona di Balanzano, mentre quello dei fratelli BEJAOUI-ABDALLAH occupava le restanti piazze).
Le indagini sono coordinate della Procura della Repubblica di Perugia – Direzione Distrettuale Antimafia che, condividendo il complesso quadro accusatorio elaborato dai Carabinieri della Compagnia di Todi, ha richiesto ed ottenuto dal GIP del Tribunale di Perugia i provvedimenti restrittivi posti in esecuzione della mattinata odierna.
I delitti ipotizzati a carico degli indagati sono quelli previsti e puniti dagli art. 74 e 73 del D.P.R. 309/90 ossia associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti,  detenzione e  “spaccio” di stupefacenti.
Tali delitti sono stati compendiati in ben 79 capi di imputazione, formulati nell’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere.
Finora sono stati arrestati le sottoindicate persone,  quasi tutte identificate con diversi “alias” :
1) BEJAOUI Hassen, tunisino di 29 anni;
2) HANNACHI Nizar, tunisino di 35 anni;
3) NOUAR Rached Ben Amara, tunisino di 45 anni;
4) SAIDI Khemaies, tunisino di 46 anni;
5) GAMMACURTA Patrizia, italiana di 30 anni;
6) CIOFFI Marco, italiano di 27 anni, arrestato a Salerno mentre stava per imbarcarsi alla volta della Tunisia.
7) BEN DAGHBOUCH Iskander, tunisino di 32 anni;
8) JELASSI Hassen Ben Amor, tunisino di 33 anni;
9) BONACA Roberto, italiano di 43 anni;
10) GRASSINI Letizia, italiana di 28 anni;
11) CECCARELLI Gianluca, italiano di 44 anni;
12) ZOUINE Mohamed, marocchino di 25 anni;
13) JENDOUIBI Nayer, tunisino di 31 anni;
14) HEDHLI Mourad, tunisino di 41 anni;
15) YASSINE HMIDA, tunisino di 27 enne;
16) HAOUACHI Mohamed Ben Ali, tunisino di 36 anni.
Gli arrestati sono stati poi tradotti, a disposizione dell’A.G., nelle carcere di Perugia, Salerno e Santa Maria Capua Vetere.
Non sono stati rintracciati altri 19 indagati che vengono attivamente ricercati anche all’estero.
Tra i destinatari del provvedimento restrittivo figura anche SCHERILLO Roberto, campano, che lo scorso mese di novembre veniva trovato morto in un albergo di Perugia a causa di una probabile overdose.
Sono, invece, circa 100 le persone che verranno segnalate alle Prefetture competenti per i luoghi di residenza, essendo risultate assuntrici di sostanze stupefacenti.
 

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