L’abbattimento delle barriere architettoniche in Umbria, se considerato relativamente alle sole abitazioni private, rischia di divenire solo un problema marginale, perché ben più pesanti ostacoli alla libera circolazione delle persone vengono ormai dalle innumerevoli, profonde buche che punteggiano le pubbliche vie.
Certo, per molti con problemi di deambulazione, avere un “ascensore” consentirebbe di scender in strada, ma poi, se non si ha a disposizione un’auto?
Ma anche solo scendere sulla via non è una cosa semplice perché occorrerebbero oltre undici milioni di euro per rispondere positivamente alle richieste presentate dai privati cittadini per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati.
E’ questo il dato finale, aggiornato al 2013, determinato in base alla domande pervenute in questi ultimi anni ai singoli comuni dell’Umbria e che non sono state finanziate, che la Giunta regionale, su proposta dell’assessore Stefano Vinti, ha approvato nella sua ultima seduta e che ora invierà al Ministero delle Infrastrutture così come previsto dalla legge 13 del 1989.
La stessa Giunta regionale, anche su sollecitazione della presidente Marini e dell’assessore Vinti, si è impegnata a trovare le risorse necessarie per dare almeno un minimo di continuità agli interventi e quindi una piccola risposta alle richieste pervenute, si pure nell’assoluta ristrettezza del bilancio regionale.
“Soltanto nel 2013, sottolinea l’assessore Vinti, i comuni hanno ricevuto richieste per oltre 850 mila euro.
Peccato che da oltre dieci anni questa legge nazionale non ha nemmeno un euro da ripartire e gli unici interventi effettuati sono stati finanziati esclusivamente con un fondo del Bilancio regionale.
E’ una situazione veramente assurda, continua Vinti, visto che si continua a prevedere, da parte dello Stato, che i cittadini presentino domande per accedere a finanziamenti assolutamente inesistenti.
Purtroppo le finalità di questa legge sono molto importanti e non possono essere in alcun modo messe nel dimenticatoio.
Le domande infatti riguardano interventi per favorire il superamento e la eliminazione delle barriere architettoniche attraverso la realizzazione di opere in edifici già esistenti, ai portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, nonchè in condomini ove risiedono questo tipo di problematiche.
Ma, con i soli finanziamenti regionali, siamo riusciti a coprire appena il 5 per cento del fabbisogno”.
“La mancanza di risorse statali, secondo Vinti, ha determinato una condizione di attesa difficilmente sostenibile dai cittadini, i quali, a prescindere dalla anzianità della domanda, avrebbero tutti diritto al riconoscimento dei contributi stabiliti con una legge dello Stato che però è priva di finanziamento”.
“La buona volontà dell’Amministrazione Regionale di intervenire con propri fondi, ha affermato l’assessore, non consente di sopperire al fabbisogno, causando così lunghe attese per accedere ai contributi e bloccando spesso lo scorrimento delle graduatorie, con grande disagio in particolare modo nei Comuni minori, i quali trovandosi a gestire bilanci limitati difficilmente riescono a sopperire con adeguati servizi ed assistenza alle necessità dei soggetti diversamente abili.
Siamo stati quindi obbligati ad indicare scelte selettive nel ripartire le risorse economiche disponibili, ha concluso Vinti, in modo da fornire un conforto il più vasto possibile alle famiglie, a prescindere dalla loro ubicazione geografica”.









