Il dopo Vincenza Paglia, ex vescovo di Terni, è giunto al momento degli sviluppi giudiziari che coinvolgono gli ex capi dell’ufficio tecnico e di quello amministrativo della diocesi Terni-Narni-Amelia, oltre ad un tecnico del Comune di Narni.
I tre – Luca Galletti (50 anni), Paolo Zappelli (68) e Antonio Zitti (53) – sono stati arrestati in seguito alle indagini avviate, dopo l’arrivo del nuovo Vescovo, sulla compravendita del Castello di San Girolamo a Narni che avrebbe “fruttato” alla diocesi una perdita di circa 1 milione di euro.
Lo stesso Castello è stato posto sotto sequestro, mentre per i tre l’accusa è pesante: associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e alla truffa.
All’indagine della Polizia ternana ha collaborato anche la Guardia di Finanza col nucleo speciale di polizia valutaria, mentre la Curia ha fornito la più ampia collaborazione.
L’intervento dello specifico nucleo della Gdf fa pensare che ci sia stato un percorso estero per il denaro e l’individuazione di tale canale potrà contribuire a far luce su altri fatti nel filone dell’indagine.
Le operazioni sotto esame avrebbero contribuito a generare un ‘buco’ nelle casse della diocesi di Terni, stimato dagli inquirenti in oltre 15 milioni di euro.
I tre – Luca Galletti (50 anni), Paolo Zappelli (68) e Antonio Zitti (53) – sono stati arrestati in seguito alle indagini avviate, dopo l’arrivo del nuovo Vescovo, sulla compravendita del Castello di San Girolamo a Narni che avrebbe “fruttato” alla diocesi una perdita di circa 1 milione di euro.
Lo stesso Castello è stato posto sotto sequestro, mentre per i tre l’accusa è pesante: associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e alla truffa.
All’indagine della Polizia ternana ha collaborato anche la Guardia di Finanza col nucleo speciale di polizia valutaria, mentre la Curia ha fornito la più ampia collaborazione.
L’intervento dello specifico nucleo della Gdf fa pensare che ci sia stato un percorso estero per il denaro e l’individuazione di tale canale potrà contribuire a far luce su altri fatti nel filone dell’indagine.
Le operazioni sotto esame avrebbero contribuito a generare un ‘buco’ nelle casse della diocesi di Terni, stimato dagli inquirenti in oltre 15 milioni di euro.









