Quanto ci scrive il Parroco di Montecchio (Tr) è il classico esempio di come le pubbliche amministrazioni di pubblico abbiano solo i soldi che ricevono dai cittadini, che vengono intesi come sudditi e non come clienti.
Uno si immagina il Comune ed il Sindaco pronti a mobilitarsi quando c’è un problema che interessa un cittadino, specie quando questo segnala un problema che è di tutti ed in particolare quello dello spreco di acqua, acqua pubblica anche questa.
Uno si immagina gli uffici comunali mobilitarsi per contattare, se necessario, chi deve provvedere, se non è l’amministrazione comunale in prima persona.
Ed invece, circa tre mesi fa (3 mesi), il parroco di Montecchio rilevava una discreta perdita d’acqua presso un pozzetto sito tra via Cesare Battisti e Via delle Mimose, proprio all’ingresso della proprietà della Parrocchia di S. Maria Assunta in Montecchio, adibita a Centro pastorale e abitazione del parroco.
Poiché il terreno su cui si adagia il tombino (molte cose pubbliche adagiano su terreno privato, senza nessun riconoscimento) appartiene alla sua competenza amministrativa il Parroco avvisa immediatamente il Sindaco e l’Amministrazione Comunale, “che dichiarano: “non di mia competenza”.
Per scrupolo viene commissionata una ulteriore verifica sulla proprietà dell’acqua dispersa.
Così anche il parroco può dire: “non di mia competenza!”.
Nel frattempo viene allertata la ditta Sii, che gestisce l’acquedotto, per la quale è immediata la dichiarazione: “non di mia competenza!”.
Il compito di riparare il danno è di una altra ditta di Amelia”.
Aldilà di un numero telefonico esiste una voce che risponde al Parroco.
Ma “Intanto l’acqua lustrale continua a fuoriuscire, acqua che si potrebbe bere, che potrebbe dissetare, acqua che nel frattempo viene portata in altre zone del paese con le autobotti.”








