Carla Spagnoli attacca la Giunta Marini perchè non si muove per chiedere un CIE dove ricoverare i delinquenti stranieri mentre la giusta destinazione di costoro sono le carceri, tante delle quali non sono utilizzate per mancanza di personale di sicurezza
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A Perugia, soprattutto, è in corso un ampio dibattito sulla proposta di istituzione di un C.I.E. centro di identificazione ed espulsione degli stranieri clandestini in Italia.

Come la pensano i fautori dell’idea è chiaramente indicato dalla lettera di Carla Spagnoli, Presidente Onorario del Movimento per Perugia che così ha scritto:
“Giovedì mattina, durante l’audizione della Commissione regionale Antimafia, i sindacati di Polizia presenti hanno espressamente affermato che l’unico passo in avanti nel contrasto alla spaccio di strada, gestito al 90% da tunisini clandestini, è il rimpatrio dei soggetti pericolosi, rimpatrio che non deve essere solo sulla carta ma effettivo. Il sindacato Siulp, inoltre, ha sostenuto che la creazione di un C.I.E a Perugia sarebbe la soluzione ideale per accogliere questi soggetti in attesa degli adempimenti burocratici per l’espulsione e porterebbe grandi vantaggi sia in termini sociali che economici, visto che eviterebbe ai delinquenti di tornare a spacciare senza intasare le carceri e alleggerirebbe il lavoro dei Tribunali ma anche delle strutture sanitarie. Il sindacato Sap ha invece proposto di agire da subito utilizzando i centri di identificazione ed espulsione già esistenti in Italia, dichiarandosi comunque favorevole alla creazione di un C.I.E a Perugia all’interno di una programmazione nazionale. Queste posizioni rappresentano la sconfitta della retorica buonista delle amministrazioni e degli esponenti della sinistra, sempre pronti a tuonare contro il fallimento e l’inutilità dei C.I.E  italiani e contrari all’istituzione di un C.I.E a Perugia.
La giunta Marini, che a parole richiama sempre la proficua collaborazione tra la Regione e le Forze dell’Ordine, perché non accoglie questi pareri cambiando la propria posizione sui C.I.E? Perché non attua concrete ed efficaci azioni di contrasto allo spaccio nelle strade di Perugia? Per quanto ancora questi spacciatori clandestini potranno circolare indisturbati senza essere rimpatriati? “

La necessità di “togliere dalla circolazione” i delinquenti, anche se limitata purtroppo ai non italiani, è sicuramente apprezzabile però ci sono alcuni ma che discendono dai limiti di un C.I.E..
A tutt’oggi i soggetti prigionieri nei CIE non sono considerati detenuti, e di norma vengono eufemisticamente definiti ospiti della struttura, mentre, secondo Spagnoli & c lì dovrebbero andare coloro che hanno commesso reati e mischiarsi con gente solo disperata che cerca di sopravvivere in un nuovo mondo.

Comunque i CIE non hanno quelle garanzie di sicurezza che diano la certezza che la gente “ricoverata” non si allontani, cosa che avviene molto frequentemente.
Fare un CIE comunque costa e costa mantenerlo.
Poi la permanenza nei CIE non può essere a tempo illimitato: accertata l’identità delle persone e la sua nazionalità se ne dovrebbe disporre l’espulsione con accompagnamento alla frontiera.

Poiché anche là, per esempio sulla terza sponda del Mediterraneo, “nisciuno è fesso”, è preoccupazione di coloro che vengono in Italia clandestinamente quella di non portare documenti e di non rivelare la loro nazionalità a meno che non si tratti di veri profughi .
Conseguenza è che il Ministero dell’Interno ha dovuto ammettere che ben il 64% dei residenti nei CIE, allo scadere del termine di legge, viene rimesso in libertà con in mano solo un decreto di espulsione che gli intima di uscire dall’Italia, ma senza che nessuno possa portarli fuori dai confini.

Ed allora la gente comune si chiede perché invece dei CIE, da riservare casomai ai clandestini innocenti, non vengano realizzate carceri o meglio perché non vengano utilizzate, per i rei le tante carceri costruite in Italia e mai utilizzate come parte del Carcere di Capanne di Perugia.
Si dice che il personale per la custodia dei carcerati non c’è, ma allora o i CIE non sono custoditi ed allora sono inutili per “ tenere fuori dalla circolazione” i rei, o lo sono ed il personale che dovrebbe andare lì può benissimo essere utilizzato nelle carceri.

Si torna quindi a parlare di carceri, quelle che dovrebbero vedere, con indulti ed amnistie, l’esondazione di poco meno di 20mila rei perché le condizioni di detenzione non sono umane e si sostiene che l’unica soluzione sia quella di alleggerirle, ma di questo abbiamo già scritto e non si può che ribadire che non si capisce perché la politica veda la soluzione solo nel “libera tutti”, come se la successiva “caccia al ladro” fosse uno sport a cui le forze dell’ordine partecipano senza gravare sul bilancio dei contribuenti nei quali il senso di insicurezza non può che aumentare come di pari passo aumenta il desiderio di venire in Italia da parte di chi ha idee criminali, tanto “nel paese dei balocchi” se ti va male vai agli arresti domiciliari, o esci quasi subito dal carcere oppure ti mandano nei CIE da dove neppure la porta è chiusa, oppure hai intorno tanti disgraziati nei confronti dei quali hai molte opzioni: vessarli e sfruttarli oppure portarli sulla cattiva strada.

Nei confronti dei sindacai di polizia l’impressione finale è quella che, di fronte alla impossibilità di tenere, per quanto detto, in carcere i rei, si speri di poterli restringere nei Cie ma quasi sicuramente questa soluzione sarebbe peggiore del male che si può curare, se si vuole
 

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