Quella di Perugia, ad esempio, è la quinta provincia di Italia per vocazione al consumo di prodotti contraffatti nel settore abbigliamento.
Con un fattore di attrazione (che rappresenta i potenziali acquirenti) pari a 229.000, siamo collocati al quinto posto in Italia dopo le province di Roma (2.097.644), Reggio Calabria (2.086.375), Milano (730.237) e Firenze (398.496); prima di Bologna (149.415), Parma (77.009), Torino (51.543), Brescia (20.914), Rimini (20.063).
Quello dell’abbigliamento è solo uno dei settori dell’economia umbra colpiti in modo drammatico dalle varie forme in cui si manifesta l’economia illegale, contro le quali Confcommercio ha indetto, per lunedì 11 novembre, la Giornata di mobilitazione contro abusivismo e contraffazione.
L’incontro sarà aperto dal presidente Confcommercio Umbria Aldo Amoni. Partecipano, tra gli altri, il Prefetto di Perugia Antonio Reppucci, il comandante regionale della Guardia di Finanza Cristiano Zaccagnini, i comandanti della Guardia di Finanza delle province di Perugia e Terni Vincenzo Tuzi e Amedeo Farruggio, il comandante provinciale di Perugia dell’Arma dei Carabinieri Angelo Cuneo, il comandante Nas di Perugia Marco Vetrulli.
Sarà presente anche l’assessore regionale al commercio Fabio Paparelli, l’assessore al commercio del Comune di Perugia Giuseppe Lomurno in rappresentanza di ANCI Umbria, esponenti delle associazioni dei consumatori.
Abusivismo e contraffazione sono fenomeni che, oltre a comportare rischi per gli stessi consumatori, penalizzano particolarmente le imprese del terziario e dei servizi di mercato già indebolite dagli effetti di una crisi senza precedenti.
Quello dell’economia sommersa, in tutte le sue varie forme, è un fenomeno che è cresciuto con il protrarsi della recessione tanto che oltre l’80% delle imprese del terziario si ritengono danneggiate dai fenomeni illegali e 3 imprese su 4, proprio a causa dei meccanismi commerciali fuori dalle regole, denunciano una riduzione di ricavi e fatturato.
Altrettanto preoccupante è il dato secondo cui proprio la recessione e le difficoltà economiche sono le cause principali che spingono ad acquistare prodotti e servizi illegali, nonostante la stragrande maggioranza dei consumatori (quasi l’80%) sia consapevole dei rischi per la salute e la sicurezza che tali acquisti comportano.
La maggioranza dei consumatori e delle imprese si trova comunque d’accordo sull’inefficacia dell’attuale sistema sanzionatorio per contrastare tali fenomeni e sulla necessità di una maggiore sensibilizzazione e informazione su questi temi.













