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Oltre che da Coldiretti Umbria, che dà appuntamento per il 18 novembre, la problematica è stata al centro di un inconro di Confagricoltura Umbria per la quale "cambiare le regole ogni sei mesi o ogni anno non fa bene, questo getta nelle difficoltà l'imprenditore in generale e quello agricolo in particolare".
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La PAC 2014-2020. Tra Innovazione e Sostenibilità. L’impatto sulle imprese agricole e le scelte per l’Umbria”: questo il titolo del Convegno organizzato il 18 novembre a Bastia Umbra alle ore 16,00, presso il Centro Congressi di Umbriafiere, da Coldiretti Umbria in collaborazione con il CeSAR (Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale) e Europe Direct Umbria.

Intanto anche Confagricoltura Umbria  si è occupata del problema chiedendo sia che il lavoro agricolo sia posto al centro di programmazione europea, sia semplificazione.
Sono queste, dunque, le priorità e le richieste di Confagricoltura al governo e alla Regione Umbria, emerse durante l’incontro dal tema "Quale lavoro dopo le riforme? Novità e prospettive", che ha visto gli interventi, tra gli altri, di Marco Caprai, presidente Confagricoltura Umbria, e Roberto Caponi, responsabile nazionale delle politiche sindacali della confederazione che riunisce i soci agricoli.
 
"C’è una crisi terribile in atto e chiediamo uno sforzo maggiore alla Regione – ha spiegato Caprai -: le risorse della programmazione europea devono porre al centro del tavolo il lavoro e pertanto i contributi devono essere indirizzati verso quelle aziende che danno occupazione".
Per il presidente Caprai le imprese agricole non sono tutte uguali e, quindi, non devono essere considerate alla pari. "Prima è necessario dare spazio a quelle imprese che producono lavoro – ha specificato Caprai -, non è più ammissibile riconoscere gli stessi diritti a tutte indistintamente".

Roberto Caponi, invece, ha analizzato il contesto nazionale, sottolineando come l’alternanza di governi di colore diverso non faccia bene al sistema economico del Paese. "La legislazione riguardante il lavoro da quindici anni a questa parte ormai non trova pace – ha detto Caponi -Cambiare le regole ogni sei mesi o ogni anno non fa bene, questo getta nelle difficoltà l’imprenditore in generale e quello agricolo in particolare".
Per Caponi, inoltre, uno dei problemi del settore sono le azioni politiche che non tengono conto del mondo agricolo e di come è strutturato, puntando a incentivare le assunzioni a tempo indeterminato.
"Eppure dal 2008, anno in cui è iniziata la crisi economica, l’agricoltura ha tenuto – ha aggiunto Roberto Caponi – e in alcuni anni l’occupazione è aumentata.
Ma spesso le riforme non tengono in considerazione le assunzioni a tempo determinato, rischiando così di tagliarci fuori da ogni possibilità di ricevere risorse statali, nonostante il settore viva di lavoro stagionale".

Strumento poi fortemente voluto da Confagricoltura è l’assunzione di gruppo o di rete: ovvero più aziende (di solito della stessa famiglia) danno lavoro alla stessa persona. "Un metodo questo che rende tutto più trasparente – ha dichiarato Caponi – e garantisce lavoro per più mesi allo stesso lavoratore, stabilizzando così l’occupazione".

Caprai, infine, ha ricordato come il settore abbia bisogno di maggiore sicurezza e specializzazione. "In agricoltura vengono usati mezzi sempre più tecnologici – ha concluso il presidente regionale di Confagricoltura – e serve sempre più manodopera specializzata e con capacità professionale. Elementi su cui bisogna spingere per migliorare le performance aziendali".

 

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