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16 e 17 anni per tornare ai livelli pre crisi nel livello dei consumi e nel pil pro capite secondo Confcommercio
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 A voler essere ottimisti e Confcommercio Perugia lo sembra non considerando appieno il fatto che qui c’è uno squilibrio molto accentuato a favore dell’area servizi, area ben più ampia di quella che dovrebbe servire, l’Umbria abbisognerà di 5 anni in più del resto d’Italia per tornare ai livelli pre crisi dei consumi.

Se l’Italia, nel suo complesso, impiegherà circa 11 anni per recuperare la crisi, l’Umbria dovrà aspettarne addirittura 16 perché i consumi pro-capite tornino ai valori del 2007.

La proiezione dell’Ufficio Studi Confcommercio, con il suo Rapporto sulle economie territoriali, sono accompagnate da una serie di dati che tracciano un profilo denso di problematiche per le imprese umbre, che chiedono risposte concrete a chi governa, anche in ambito locale.

Le nostre imprese hanno bisogno di risposte ora e adesso. Non è solo la crisi dei consumi a metterci in ginocchio”, dice Giorgio Mencaroni, presidente Confcommercio della provincia di Perugia.

Le imprese sono schiacciate da una fiscalità oppressiva anche sul territorio, da livelli di imposizione che sono incompatibili con ogni ipotesi di ripresa. Anche i nuovi governi comunali dovranno tenere conto di questo: bisogna cominciare da una riqualificazione della spesa pubblica, anche nelle amministrazioni locali, e da qui ripartire per alleggerire il peso di tasse e tariffe, semplificare le regole in modo che siano semplici e uguali per tutti.

Gli ultimi dati sull’occupazione in Umbria dimostrano che i settori del terziario – commercio, turismo e servizi – che hanno avuto il merito mai riconosciuto, e mai incentivato, di aver svolto un ruolo di ammortizzatori sociali mentre crollavano i settori primario e secondario, non sono più in grado di resistere alla logica pubblica dello “spendi e tassa”, che ha imperato disinvoltamente un po’ ovunque.

Occorre rimettere l’impresa, tutte le imprese, al centro delle politiche nazionali, regionali, comunali. Se liberate dagli ostacoli che ora le bloccano, le nostre imprese possono avere un futuro”.

Secondo i dati dell’Ufficio Studi Confcommercio, l’Umbria parte con alcuni handicap, ma ha anche risorse a cui attingere.

Un modesto tasso di natalità, più basso della media nazionale, si accompagna a un rapporto tra anziani e popolazione attiva (38,5%, contro una media nazionale del 33,8%), che testimonia l’esistenza di un progressivo processo di invecchiamento che è lontano dall’arrestarsi.

Preoccupanti anche i dati sul Pil pro capite: secondo le stime di Confcommercio, per tornare ai valori pre crisi del 2007 saranno necessari in Umbria oltre 17 anni, contro gli 11 della media nazionale.

Se i dati sulla esportazione di merci parlano di una incidenza del 18,5 sul Pil, a fronte di una media nazionale del 24,9%, l’Umbria ha però tutte le carte in regola per puntare sulla sua vocazione naturale all’export che si chiama turismo.

In questo momento la ripartizione territoriale delle presenze dei turisti stranieri e del Pil vede l’Umbria come fanalino di coda – aggiunge Mencaroni – ma si può certamente fare di più e meglio.

Il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, intervenendo all’Assemblea nazionale di Confcommercio, ha riconosciuto che la politica non ha mai creduto nelle potenzialità del turismo e affermato che investire nel patrimonio culturale, artistico e nel turismo deve diventare una missione collettiva, intorno alla quale si può ritrovare anche un ‘Paese sfiduciato’.

Anche l’intervento del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha colto alcune delle richieste Confcommercio, annunciando i prossimi sconti sulla bolletta energetica anche per i commercianti, l’avvio di un tavolo di confronto sui costi della moneta elettronica ed esprimendo la propria contrarietà alla commercializzazione selvaggia dei prodotti agricoli.

Il punto – conclude Mencaroni – è che gli interventi da fare, a livello nazionale ma anche locale, non possono aspettare. Se non c’è impresa, non c’è occupazione e non c’è sviluppo. Vanno rimossi gli ostacoli al fare impresa. Occorre restituire all’impresa non solo fiducia, ma anche rispetto e dignità”.

 

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