Circa 200 persone, ieri sera, hanno affollato il piccolo Complesso delle Lucrezie per la prima de “L’abito della Sposa” di Mario Gelardi (spettacolo che sarà replicato domenica 24). Il primo spettacolo del Todi Festival 2014 al Nido dell’Aquila – il prossimo sarà “ L’ Ipocrita” di Giancarlo Fares – si è aperto con una buona cornice di pubblico che, questa volta si è identificato con uno scenario più leggero e disteso, anche se gli argomenti trattati sono stati spinosi e controversi.
Il sipario si è aperto su uno scorcio di vita italiana degli anni sessanta: la sartoria militare di Lucio – interpretato da Pino Strabioli – è al centro della scena tra stoffe colorate, aghi, fili e una radio e un televisore sempre accesi per carpire le news dal Mondo. Le musiche di Rita Pavone, per la quale il protagonista nutre una profonda ammirazione, fanno da sfondo alle scene e rimandano ad un’epoca in cui l’Italia viveva un periodo di benessere economico e di fermento culturale. Sul palco con Strabioli, Nunzia – interpretata da Alice Spisa – una ricamatrice, riservata ma precisa, che viene in aiuto del sarto per cucire l’abito da sposa della figlia di un generale. Nel clima familiare della sartoria, mentre l’abito della sposa prende forma, si sviluppa un’ intima conoscenza tra i due protagonisti che cominciano a raccontare la propria storia – senza mai risultare noiosi e melensi – con un pizzico di sana ironia e, talvolta, di sarcasmo, che non guastano mai.
“Questo spettacolo – ha dichiarato il protagonista Pino Strabioli – sembra essermi stato cucito addosso dall’autore”. Forse, proprio per la passione con la quale è stato interpretato, è piaciuto al pubblico tuderte che ha canticchiato insieme ai protagonisti le canzoni degli anni sessanta – con Mina, la “Tigre di Cremona”, nel periodo cruciale della sua carriera – ha rivissuto i momenti più significativi della storia dell’epoca – dalla morte di J. F. Kennedy e l’immediata successione di Johnson, al disastro del Vajont – ed ha ricordato con un sorriso i gossip scandalistici di quel periodo – dal matrimonio tra Ponti e la Loren, alla love story tra il “maturo” Teddy Reno e la giovanissima Rita. Lo spettacolo ha affrontato temi caldi degli sessanta, tutt’ora attuali: come lo “spettro” della crisi economica – attualmente diventato tangibile – la necessità di sdrammatizzare i problemi della vita di tutti i giorni e in ultimo le crisi e i contrasti che ogni individuo vive e che si trova, suo malgrado a dover superare.
I due protagonisti si incontrano e avvicinano completamente nel finale quando, ormai intimi amici, decidono di superare insieme i rispettivi problemi con un unico gesto simbolico: la vendetta, sfogata proprio su quell’abito, che i due avevano imparato ad amare. Un happy ending – non scontato e a tutto svantaggio della Sposa, che aveva commissionato l’abito – proprio quando la situazione stava per sfuggire di mano ai protagonisti. Applausi per gli attori, ma anche per tutta la Compagnia “Arté Teatro Stabile D’Innovazione- Argot” con Alessandra Chiti (scene e costumi), Paolo Vivaldi (musiche) e Paolo Meglio (luci).


















