Chi d’estate in vacanza al mare si imbatte in acque e rive piene di alghe non è certo contento, ancor più quando queste, come qualche anno fa, rilasciano molecole di lipidi e zuccheri particolarmente adesivi che si appiccicano alla pelle dei bagnanti.
Eppure questo sembra essere un modo in cui la natura si difende e difende l’uomo dal pericolo dell’eccesso di anidride carbonica.
Dallo studio dell’alga unicellulare ‘Emiliania huxleyi’ nel nord dell’oceano Atlantico si è accertato che basta una singola massiccia fioritura nel raggio di 30 chilometri per avere l’assorbimento di ben 24.000 tonnellate di CO2, rapidamente convertite in carbonio organico immagazzinato poi rapidamente nel fondo dell’oceano.
Il processo sarebbe così rapido proprio perché la vischiosità delle alghe spingerebbe le loro cellule, con il carbonio assorbito, a sprofondare più velocemente nel fondo dell’oceano anziché a ‘riciclare” il carbonio’ e restituirlo all’atmosfera per azione dei batteri.
Se però le alghe sarebbero lo strumento salvifico, ad originare il processo sarebbero dei virus marini che sembrano avere la capacità di intervenire quando occorre.
Potrebbe quindi rivelarsi la presenza di un ciclo virtuoso:
aumento di Co2 nell’atmosfera, riscaldamento di mari e degli oceani, aumento delle alghe, attivazione dei virus marini, maggior assorbimento da parte delle alghe di Co2, riduzione della Co2 nell’atmosfera, raffreddamento dei mari e quindi dell’atmosfera.









